CANNABIS – Fa male o bene – ricerca di una madre

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Come prima cosa devo dire la mia opinione personale.
Sono profondamente convinta che essere umano dentro di se possiede tutte le capacità necessarie e non ha bisogno di stimoli esterni per sviluppare quelle capacità.

Ogni convinzione che raggiungimento di un stato più elevato di coscienza si può raggiungere SOLO usando stimolanti esterni ci sta allontanando dal’ sviluppo delle nostre capacità incorporate.

Questo blog  desidera aiutare proprio questo: Aiutare agli esseri umani di diventare coscienti di proprie capacità originarie, liberandosi da ogni appoggio e dipendenza dai stimoli esterni. Questo blog desidera aiutare agli esseri umani il ritorno nel regno di libertà assoluta.

Per essere completamente chiara ecco qui le definizioni di che cosa io considero come dipendenza.

DIPENDENZA – CONDIZIONE DI DIPENDENTE

– ASSENZA DI AUTONOMIA NEI CONFRONTI DI PERSONA O GRUPPO

– INVINCIBILE BISOGNO PSICOFISICO DI ASSUMERE UNA DETERMINATA SOSTANZA 

 

DIPENDERE –

– SOTTOSTARE ALLA VOLONTA’ ALTRUI

– ESSERE IN FUNZIONE DI UNA GRANDEZZA

– ESSERE DETERMINATO DA QUALCOSA

 

Allora tutto contrario alla dipendenza è INDIPENDENZA o LIBERTA’

– LIBERTA’ DI AGIRE SECONDO IL PROPRIO GIUDIZIO E LA PROPRIA VOLONTA’

– AUTOSUFFICIENZA 

 

Incontrando le discussioni in rete  internet circa le proprietà curative di Cannabis e incontrando sempre più rumorose richieste per legalizzazione di esso, io nel mio ruolo di madre volevo sapere la verità intorno le proprietà di cannabis.

Questo articolo è risultato di mia ricerca.
Spero che anche voi farete le vostre.
Tanja

giancarlo_arnao

 

GIANCARLO ARNAO, medico e ricercatore italiano , ( 1926 – 1980 ). Impegnato nella ricerca sulla politica della droga dai primi anni settanta, è stato fra i promotori del Convegno “Libertà e droga”, tenuto a Roma nel 1973. Alla fine del 1987 è stato uno dei fondatori del GORA (Coordinamento Radicale Antiproibizionista), e nel marzo 1989 della Lega Internazionale Antiproibizionista. Membro dell’EMNDP (European Movement for the Normalization of Drug Policy) di Rotterdam e della Redazione di “The Internatìonal Joumal of Drug Policy” di Liverpool. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste italiane e straniere, e una serie di libri: “Rapporto sulle droghe” (1976 Erba proibita – Rapporto su hashish e marihuana” (1978-19E ‘988); “La droga perfetta – Rapporto sul tabacco – il dilemma eroina” (1985) (tutti da Feltrinelli, Milano) “Proibito capire – Proibizionismo e politiche di controllo sociale” (1990). EGA Tonno; co-autore con Manconi, L. (a cura di ): “Legalizzare la droga: una ragionevole proposta di sperimentazione” (1991), Feltrinelli. Milano: “Cocaina e crack; usi, abusi e costumi” (1993), Feltrinelli, Milano.

 

Estratto dal’ libro 

Cannabis Uso e Abuso – Giancarlo Arnao

 

3 GLI EFFETTI

I trattati sulle droghe danno generalmente poco o nessuno spazio agli effetti delle sostanze, al di fuori di quelli tossici. La conoscenza di questo aspetto ci sembra indispensabile per impostare e approfondire il problema. In questo capitolo verranno descritti gli effetti della cannabis sul fisico, sulla psicologia e sul comportamento. Gli effetti negativi o tossici vengono trattati a parte nel capitolo 5, e quelli terapeutici nel capitolo 6.

3.1 TOLLERANZA E DIPENDENZA
Come si è visto (paragrafo 1.5) i fenomeni di tolleranza e dipendenza vengono considerati fondamentali nella vantazione delle “droghe”.

TOLLERANZA – Con uso continuato di cannabis, è dimostrato un certo livello di tolleranza (necessità di aumento delle dosi). La tolleranza si estingue dopo una interruzione dell’uso per un paio di giorni (cfr. N.A.S.1982,p.26)

DIPENDENZA – Non è dimostrata con l’uso di cannabis una vera e propria dipendenza fisica. Sul problema si è così pronunciata l’O.M.S. nel 1965:
“[…] assenza di dipendenza fisica, così che non esiste una definita e caratteristica sindrome dì astinenza” (W.H.O., 1965).

La questione della dipendenza psichica è stata così riassunta dalla Commissione Canadese del 1972:
“…Molti consumatori trovano evidentemente la cannabis desiderabile e piacevole, e spesso escono per acquistarla, a rischio di severi provvedimenti legali …tuttavia, non sembra si sviluppino l’insaziabilità e l’urgenza della dipendenza da oppiacei, barbiturici, alcool e tabacco…” (Canad. Comm.1972,p.124).
La cannabis è usata spesso assieme ad altre persone in circostanze in cui una serie di altri fattori è essenziale al raggiungimento della gratificazione: musica, un certo tipo di abbigliamento e di consumi, ecc.. In questo contesto, la dipendenza psichica da cannabis ha lo stesso valore della dipendenza dagli altri fattori.

3.2 EFFETTI FISICI
L’arrossamento degli occhi e la diminuita salivazione (che si traduce in un senso di “bocca secca”) sono i sintomi più tipici (e ben conosciuti dai consumatori) dell’uso di cannabis. Altri effetti fisici sono: accelerazione del polso e diminuzione della pressione del sangue in posizione eretta.

3.3 EFFETTI PSICOLOGICI
Schematicamente, gli effetti psicologici della cannabis si concretano in diversi aspetti: a) percezioni sensoriali; b) riferimenti spazio-temporali; c) processi mentali; d) emozioni. Questi effetti sono stati studiati a fondo da alcuni autori statunitensi (cfr. Anonynous 1969, Tari 1971); essi verranno qui brevemente descritti e analizzati, corredandoli con alcune testimonianze di consumatori.

3.3.1 Percezioni sensoriali
Con l’uso di cannabis, le percezioni non vengono alterate, ma vengono intensificate e in certi casi possono essere interpretate in maniera diversa da quella dello stato di normalità. Questa diversità può essere meglio compresa con un esempio. Quando vediamo un oggetto esterno, la sua forma viene riprodotta come immagine dall’organo della vista, che è l’occhio; l’immagine viene interpretata dal cervello, che te attribuisce un significato preciso; l’occhio agisce insomma come una macchina fotografica, e l’elaborazione mentale traduce l’immagine nell’idea di un oggetto riconoscibile. Quando l’immagine è alterata, si ha una “allucinazione”. La cannabis non altera l’immagine, ma può alterare l’interpretazione a livello mentale.

Percezioni visive – Con l’uso dì cannabis si può determinare una percezione più acuta dei contorni, dei colori, delta profondità delle immagini; in certi casi, si può avere l’impressione di forme e significati particolari in immagini visive di oggetti che hanno funzioni del tutto diverse.
Percezione dei suoni – Uno degli effetti più tipici della cannabis è quello sulla percezione sonora. I consumatori percepiscono in misura più marcata la separazione spaziale delle fonti sonore; i suoni possono evocare immaghi e colori. Ascoltando la musica, viene particolarmente apprezzata qualità dei suoni, e in certi casi vengono percepiti nelle linee armoniche significati particolari; Hochman ha espresso una interessante teoria secondo cui la musica verrebbe interpretata in maniera “professionale” (cfr. Hochman 1972, pp. 69-70).

Riportiamo qui un paio di testimonianze personali di consumatori:
“la musica non si limita a riempirti le orecchie, ma ti esplode dentro in un discorso che ha una ferrea logica narrativa, dove ogni strumento un personaggio che vive e racconta la sua storia” (testimonianza raccolta dall’autore).
“la melodia […] si trasforma in una vasta operazione aritmetica, nella qua i numeri generano numeri, e voi ne seguite le fasi e la generazione […] con una agilità uguale a quella dell’esecutore (Baudelaire 1970,p.43).

Percezioni tattili, gustative, olfattive – Vengono incrementate rispetto al stato normale; è tipico l’effetto di aumentare l’apprezzamento per i sapori dei cibi, che è collegato all’effetto di farmaco anti-emetico (cioè ad azione contro il vomito) e stimolante dell’appetito.

3.3.2 Riferimenti spazio-temporali
Possibili modifiche della interpretazione delle distanze, che possono apparire più lunghe o più brevi. Marcata e tipica la percezione di temporale, collegata con la diminuzione dei legami col passato e col futuro. Ne deriva una particolare concentrazione in tutto ciò che accade nel momento presente.

3.3.3 Processi mentali
Memoria – Un effetto tipico è quello di indebolimento della memoria immediata, fino al punto di non ricordare l’inìzio della conversazione. Questo effetto è stato riscontrato soltanto a dosaggi alti (cfr. Canad. Comi 1972,p.54).

Attività intellettuale – Gli effetti più frequentemente riferiti dai consumatori sono:
– la maggiore accettazione delle contraddizioni e dell’ambiguità, maggiore recettività al lato comico delle situazioni;
– significati diversi e profondi in situazioni familiari e scontate (“ja-mais vu”); cosi’ Benjamin descrìve la sua esperienza in un banale caffè di Marsiglia: “gli eventi si producevano come se la visione mi avesse sfiorato con una bacchetta magica facendomi sprofondare in un sogno su di essa” (Benjamin 1975,p.85);
– tendenza all’introspezione
– pensieri vaganti, associazioni vivaci e spontanee, sensazione di aumento dell’immaginazione:”può […] aversi una produzione addirittura tumultuosa di immagini, indipendentemente da ogni restante fissazione e impegno della nostra attenzione. […] sotto l’effetto dell’hashish per presentarsi dinanzi a noi le immagini non hanno alcun bisogno della nostra attenzione” (Benjamin, op.cit.,p.90).
L’esperienza del “jamaìs vu” può provocare, in dosi forti e/o in soggetti impreparati, ad uno Spiacevole senso di “depersonalizzazione” e di perdita dell’identità.

Attenzione – Gli effetti sono complessi e contraddittori. Schematizzando al massimo:
a) la modifica delle percezioni sensoriali sì concreta in una attenzione che è aumentata di intensità ma con un minore raggio di estensione; ne deriva le tendenza ad occuparsi dì una cosa per volta, come per es. ascoltare la musica oppure parlare, anziché ascoltare e parlare allo stesso tempo;
b) a dosaggi bassi e medi, la percezione di tempo rallentato, determinando una maggiore concentrazione sul presente, può aiutare a concentrarsi su determinati stimoli intellettuali; ad alti dosaggi, l’aumentata produzione di associazioni e fantasie può rendere difficile la concentrazione su un soggetto predeterminato.

3.3.4 Emozioni
In linea generale, sembra che la cannabis abbia un effetto intrinsecamente positivo sull’umore, determinando rilassamento, serenità, tendenza al ridere. La facilità al ridere, (a volte in maniera irrefrenabile), riferita spesso dai consumatori iniziali, meno da quelli abituali. Le emozioni possono essere amplificate, ma anche in senso negativo:
ciò può provocare reazioni negative di una certa gravita.

 

3.4 EFFETTI COMPORTAMENTALI

3.4.1 Premessa
Gli effetti comportamentali si riferiscono soprattutto alle modalità ci cui gli effetti psicologici della sostanza influiscono sul comportamento delle persone.
Su questo argomento occorre chiarire subito una questione. È piuttosto diffusa nell’opinione corrente la tendenza a confondere le condizioni dei consumatori quando sono sotto gli effetti delle sostanze con l’aspetto complessivo e permanente della loro personalità. Ad esempio, uno spot. pubblicitario antidroga USA del 1989 chiedeva al pubblico se sarebbe stato disposto a farsi operare da un chirurgo che fumava marijuana. In realtà, è arbitrario estendere gli effetti della intossicazione acuta a tutta l’esistenza del consumatore: chi usa cannabis, come del resto alcool cocaina, non è necessariamente sempre in stato di intossicazione.
Va quindi ribadito che gli effetti comportamentali della cannabis sono strettamente limitati al periodo dell’intossicazione.
Dopo questa doverosa premessa, passeremo a trattare gli effetti de cannabis sul comportamento, in relazione ad alcuni aspetti specifici e ci sembrano fondamentali: i rapporti sociali, la sessualità, e la. guida di veicoli.

3.4.2 Integrazione sociale
Secondo una analisi accurata di Tart (che si riferisce ai consumatori USA degli anni 60), la cannabis ha un effetto “disintegratore” sui “ruoli sociali” imposti dalle convenzioni; l’uso della sostanza determinerebbe i consumatori una minore disponibilità a rispettare le regole non serie dei rapporti “formali” (Tart 1971, p.289).
Altri effetti considerati tipici: tendenza a diminuire la chiassosità (collegata alla diminuzione dell’aggressività); maggiore solidarietà di gruppo.
La intensificazione dei rapporti con gli altri può essere un fattore positivo se i rapporti sono tendenzialmente buoni. In caso contrario, può essere traumatico: “nello stato di enorme sensibilità prodotto dall’hashish ogni sensazione di non venir compresi minaccia di trasformarsi in una sofferenza” (Benjamin 1975,p.89).
Per meglio chiarire la questione, è opportuno un confronto con l’alcool. La cannabis ha in comune con l’alcool l’effetto di indebolire le inibizioni. Per l’alcool, l’effetto disinibitorio può risolversi nel superamento di regole sostanziali di etica collettiva, e quindi in una incontrollabilità degli impulsi aggressivi e violenti: l’alcool è infatti considerato in assoluto come la sostanza psico-attiva più frequentemente collegata a comportamenti violenti. Per la cannabis si ha un superamento di inibizioni che riguardano il modo di comunicare con il prossimo, piuttosto che gli impulsi aggressivi: “Tutte le ricerche […] hanno smentito che l’uso di marijuana provochi un aumento di aggressività. […] la marijuana ha un effetto sedativo e può in qualche misura ridurre […] la possibilità di comportamenti aggressivi verso altre persone (NAS 1982, p.128).

3.4.3 Sessualità
Tra gli effetti più frequentemente descritti dai consumatori, vi sono quelli di aumento del desiderio sessuale, di un orgasmo più piacevole, di maggiore contatto fisico e spirituale: “a volte è soltanto angoscia che si trasforma in desiderio di contatto e ‘mescolamento fisico secondo un ritmo insolitamente lento quasi immobile con carezze che dai e sentì contemporaneamente perché si trasmettono con vibrazioni sottilissime a tutte le parti del corpo unite e senza confini” (testimonianza raccolta dall’autore).

Gli effetti della cannabis sull’attività sessuale sono stati analizzati da una ricerca USA su 150 soggetti seguiti fra il 1970 e il 1977. Risultati in sintesi:
– la durata dell’atto sessuale tendeva ad aumentare;
– la qualità dell’orgasmo veniva percepita, come superiore alta norma dal 58% dei maschi e dal 32% delle femmine:
– il desiderio del/la partner abituale veniva aumentato per il 50% di) maschi e per il 60% delle donne; risultava invece diminuito in una esigua minoranza;
– in misura minore era aumentato il desiderio di un/a partner occasionale (per il 43% dei maschi, per il 14% delle femmine);
– gli effetti sensoriali più accentuati erano il tatto (59% dei maschi e 57% delle femmine) e la sensazione di intimità fisica (rispettivamente 51% e 56%) (cfr. Halikas et al 1982).

Degno dì nota appare l’effetto di “aumentato desiderio per il/la partner abituale”, che è confermato da questa testimonianza di un consumatore 60enne, sposato da 27 anni:
“dopo aver fumato, sembrava di avere con mia moglie un’avventura ballavamo al suono dei dischi rock, recitavamo o addirittura giocavamo come due ragazzini” (Avanti, 11 agosto 1988).
Secondo un avvocato USA di 44 anni (consumatore quotidiano di cannabis), “la marijuana aveva reso possibile una attività sessuale “eccellente anche negli ultimi anni del matrimonio, nonostante l’aumento delle tensioni e dei risentimenti” (cit. da Haas-Hendìn 1987,p.339). D’altra parte, la cannabis non ha un effetto specificamente afrodisiaco vale a dire dì eccitazione diretta sulla fisiologia del sesso; al contrario dosi forti (come avviene tipicamente per l’alcool) può avere un effetto negativo sull’orgasmo.

3.4.4 Guida di veicoli
In linea generale, gli effetti farmacologici della cannabis rendono se sconsigliabile il suo uso durante la guida dei veicoli.
I livelli di rischio dell’uso di cannabis, in confronto a quelli dell’uso di alcool, sono stati oggetto dì diverse ricerche. Generalmente, l’uso di alcool e risultato più pericoloso: questa sostanza infatti (diversamente dalla cannabis) determina un aumento dei tempi dì reazione, dell’aggressività (e quindi della tendenza alla velocità) (cfr. NAS 1982, p.1) Al contrario, l’uso dì cannabis induce generalmente a una minore velocità.
D’altra parte, diverse ricerche hanno riscontrato che gli effetti dell’uso congiunto di alcool e cannabis sono più rischiosi della somma di ciascuna delle due sostanze usate da sola. Poiché questo avviene spesso, è un rischio che va tenuto presente.
Come si è già accennato, l’alterazione della capacità di guidaè strettamente limitata al periodo dell’intossicazione. È quindi assolutamente priva di fondamento la pratica di togliere la patente a soggetti che fanno uso di cannabis sulla base dei test delle urine. che provano non lo stato di intossicazione in atto (al contrario, essi possono essere addirittura negativi al momento della intossicazione), ma una intossicazione nel passato: nel caso della cannabis, il test può risultare positivo anche un mese dopo l’ultima assunzione.

3.5 QUADRO COMPLESSIVO OEGLI EFFETTI
La collocazione della cannabis nel contesto della classificazione di cui al par. 1.2 è incerta. Qualcuno la considera “psicodislettica” (cfr. Canad.. Gomm. 1973, p.281), altri non la inseriscono in nessuna delle tre categorie.
In realtà, si può convenire che motti effetti della cannabis (in particolare quelli che venivano ricercati dai consumatori negli anni ’60 e 70 in un contesto di “cultura alternativa”) erano simili, seppure molto più blandi, a quelli delle sostanze psichedeliche. D’altra parte, le proprietà della sostanza che venivano utilizzate nella medicina tradizionale asiatica, e nella medicina occidentale del secolo scorso, appartengono piuttosto all’ambito degli “psicolettici’ : e queste stesse proprietà si stanno rivelando essenziali per alcuni usi terapeutici della cannabis che si sono affermati negli ultimi anni (e che vedremo meglio nella parte 6). D’altra parte, il quadro complessivo degli effetti della sostanza è caratterizzato da due componenti:

a) gli effetti sulle percezioni, sui riferimenti spazio-temporali, sull’attività mentale, determinano nei consumatori una esperienza che ha qualche analogia con quella delle droghe psichedeliche;
b) un effetto calmante, anti-ansia, rilassante, spesso soporifero, che viene segnalato da molti consumatori.
Un quadro complessivo degli effetti della cannabis viene delineato dalla tabella 1, relativa ad una ricerca eseguita a New rork nel 1971 su 100 consumatori regolari (almeno 50 volte negli ultimi sei mesi).

La ricerca di Halikas riguarda soggetti giovani all’inizio degli anni 80; i soggetti tendono a riferire gli effetti che considerano più piacevoli o comunque più significativi. Una ricerca eseguita in un contesto dverso (soggetti adulti, anni 80) è riportato nella tab. 2 al cap. 4, e contributisce a completare il quadro complessivo degli effetti.

TABELLA 1 – EFFETTI SOGGETTIVI DELLA MARIHUANA
(A = CONSUMATORI ABITUALI: O = CONSUMATORI OCCASIONALI)
LE % INDICANO I SOGGETTI CHE HANNO PERCEPITO ABITUALMENTE (A) O OCCASIONALMENTE (0) I RELATIVI EFFETTI.

 

EFFETTO								Abituali			Occasionali
EUFORIA								82%					17%
RILASSAMENTO						79%					76%
PIÙ ACUTA PERCEZIONE DEI SUONI		76%					21%
PACE								74%					25%
AUMENTATA SENSIBILITÀ				74%					23%
AUMENTO DELLA FAME					72%					24%
RALLENTAMENTO DEL TEMPO				62%					35%
SETE								62%					32%
BOCCA E GOLA SECCHE					61%					38%
SENSO DI FLUTTUAZIONE				45%					49%
PIÙ LOQUACITÀ						37%					51%
FAME DI DOLCI						37%					43%
TENDENZA AL RIDERE					36%					60%
AUMENTATA SENSIBILITÀ AL SESSO		34%					59%
AUMENTATO DESIDERIO SESSUALE		33%					59%

(FONTE: GOOODE 1972.P.51)

  

3.6 UNA TEORIA SUGLI EFFETTI DELLA CANNABIS
L’uso delle sostanze psicoattive è stato interpretato dal farmacologo canadese Ronaid Sìegel in termini di “bisogno primario” dell’umanità. Le droghe (che, legali o illegali, sono state universalmente usate) sarebbero “agenti adattogeni”, che aiutano gli individui a far fronte ad una serie di esigenze esistenziali (cfr. Siegel 1989). Potremmo affermare che, a dispetto del diffuso stereotipo che equipara l’uso di droga a “fuga dalla realtà”(vale a dire dal “mondo esterno”), la “realtà” non è univoca, ma è mediata e condizionata da molti fattori; ‘uso di droga, beninteso se controllato, influisce su questi fattori.

Nel contesto di questo approccio, possiamo ritenere che l’effetto della cannabis abbia una specifica caratteristica: quello di “decondizionamento culturale”. Per condizionamento culturale intendiamo un fenomeno per cui l’attività mentale sì svolge attraverso schemi prefissati, assorbiti dall’educazione e dal contesto culturale, che sfuggono al controllo cosciente; essi si concretano in “modalità di interpretazione e di comunicazione” (cfr. Arnao1982,p.60).

Questi condizionamenti hanno peraltro una loro funzione, laddove agevolano i rapporti degli individui nel contesto della attività “normale” e produttiva. Accade però spesso che vengano adottati in maniera automatica, al di fuori delle circostanze che li rendono necessari: L’automatismo si manifesta nella tendenza a riprodurre nel contesto delle attività ricreative, delle pause di riposo, moduli dì comportamento che sono tipici dell’attività produttiva.

Il concetto di “condizionamento culturale è confermato dal fatto che una evasione temporanea e ciclica dei condizionamenti e una costante della condizione umana: in ogni cultura esistono momenti e luoghi in cui la gente “si lascia a andare”, o addirittura assume una identità diversa: è tipico il caso del Carnevale. Sul piano biologico, l’esigenza del decondizionamento è dimostrata dal fatto che la funzione del sonno come momento di recupero biologico è legata alla cosiddetta “fase REM”, in cui avvengono i sogni: vale a dire che la funzione principale del sonno è legata ad un momento dì attività mentale dì tipo diverso da quella “normale” dello stato di veglia.

Fra i condizionamenti culturali ci sembra interessante accennare a quegli effetti che riguardano: le percezioni sensoriali, il rapporto col tempo e l’esperienza degli oggetti.
a) PERCEZIONI – Potenziamento del momento interpretativo e a un affievolimento dell’input diretto degli stimoli sensoriali: un colore, una tig uno scenario, vengono sottoposti ad un processo di interpretazione piuttosto che di osservazione delle loro qualità intrinseche.
b) TEMPO – Tendenza a vivere nel presente facendo un continuo riferinto all’esperienza (passato) e alla anticipazione/pianificazione (futuro).
c) OGGETTI – Gli oggetti vengono percepiti in base alle loro “funzioni” piuttosto che sulle loro qualità.
Come si è visto ai paragrafi precedenti, gli effetti della cannabis sulle percezioni, sui riferimenti temporali, sull’attività mentale agiscono in direzione opposta a quella che instaura i condizionamenti.

L’effetto della cannabis, nella misura in cui elimina una serie di condizionamenti acquisiti con la crescita e l’adattamento alle esigenze i società, è stato accostato al recupero di una dimensione “infantile”:
“[…] l’adulto, sotto gli effetti della cannabis, percepisce il mondo ci meraviglia e la curiosità di un bambino; dettagli che sono normalmente ignorati catturano l’attenzione, i colori sembrano più chiari e più vivi e nuovi valori possono essere scoperti in opere d’arte che prima sembravano avere poco significato…” (Grinspoon-Bak 1993,p.14.1).

“Gli effetti che prediligo nel fumo sono: disponibilità al gioco, cor trazione calda e piacevole con qualsiasi cosa io stia facendo, senza farmi ossessionare dalle altre cose ancora da fare, insomma un rapporto con la realtà che mi ricorda in maniera precisa quello che avevo da bambino. Per me il fumo non fa “fuggire dalla realtà”, ma mi permette di starci dentro lìbero da tutte le incrostazioni accumulate con l’età. Per questo trovo assurdo che fumino i giovanissimi” (testimonianza raccolta dall’autore).

 

Se avete letto attentamente tutti gli effetti di Cannabis, potevate accorgervi, che essi vanno al di là di salute e interessi economici di lobby multinazionali.

Ma le vostre conclusioni farete voi da soli. Io ho fatto le mie.

Ripeto ancora una volta perchè è molto importante per me. Nonostante cannabis può aiutare per entrare con il proprio, vero essere, principale è riuscire farlo senza stimoli esterni perchè lo siamo capaci. Se rimaniamo appoggiati ai aiuti esterni saremo lontano dal INDIPENDENZA.

Finisco questo articolo con un po di risate.

Tanja

 

 

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I SEGRETI SVELATI, SALUTE

Informazioni su Tanja

Io sono.... Chi sono io? La domanda eterna di ogni persona da sempre. Questo blog è il risultato, lo specchio, il modo, e la strada che sto precorrendo nella mia personale ricerca di risposte a questa domanda In questo blog troverete tutto quello cosa ho scoperto fino adesso e cosa ancora sto scoprendo. Io credo che questa ricerca non finirà mai. Credo che siamo esseri multidimensionali creati da perfezione d’amore incondizionato e universale e come tali anche noi siamo perfetti esseri d’amore con i poteri divini di creazione. Siamo esseri divini che possiedono stesse caratteristiche della nostra fonte. Noi siamo l’amore, la sapienza, la giustizia e la potenza. Una volta ho scritto: Fu una volta un popolo divino........ che dimenticò di esserlo.. dimenticò realtà parallele frequenze divine connessione divina libera connesione divina. Un giorno pieno di luce hanno cominciato...... In che modo continua la favola e in che modo finirà dipende da tutti noi. Adesso dobbiamo solo ricordarci di essere Dei. Per questa ragione ho battezzato il mio blog con questo nome. Mi sento come una Dea che stava dormendo per tanto tempo ed adesso si sta risvegliando. Forse sono ancora un po’ assonnacchiata ma i miei sensi si stano risvegliando sempre di più per poter vedere differenza tra il vecchio mondo e il nuovo mondo che sta nascendo. Quel nuovo mondo, quella nuova realtà è creata nella condivisione. Non poteva essere diversamente perché siamo tutti collegati. Tutti noi siamo un unico organismo vivente che solo collaborando può vivere e crescere. Sono certa che tutti noi, i Dei risvegliati, stiamo creando qualcosa che ancora non esisteva nel multiverso. Sono certa che siamo capaci di farlo unendoci. Questo blog è un mio contributo al condivisione in creazione. Che l’amore ci guida. Tanja

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