Sigaretta elettronica: nuoce gravemente al fisco

In Italia 400 mila persone hanno abbandonato le sigarette per passare a quelle elettroniche (ma presto potrebbero diventare 2 milioni). Multinazionali del tabacco e tabaccai sono in rivolta. Per l’erario si prospetta una riduzione delle entrate. E, in attesa di dati definitivi sulla loro tossicità, c’è già chi ha deciso di vietarne l’uso

Sigaretta elettronica: nuoce gravemente al fisco

Una ragazza fuma una sigaretta elettronica (Credits: ANSA/CLAUDIO PERI)

Officine grandi riparazioni di Torino, Sergio Marchionne assiste seduto tra il pubblico alla presentazione della 500L. È molto teso, perché la piccola monovolume è una delle novità di punta del gruppo Fiat e un telefonino un po’ invadente lo ritrae mentre aspira voluttuosamente una sigaretta, avvolto dalle spire di quello che sembra del fumo. La scena fa il giro del web, ma guardando con attenzione i particolari si vede che la sigaretta in realtà è un modello elettronico, con la brace sostituita da una piccola luce rossa, e il fumo è semplice vapore acqueo.

Anche il numero uno di Fiat, tabagista accanito da due pacchetti di sigarette al giorno, è uno dei 400 mila italiani che negli ultimi 2 anni si sono convertiti alle bionde elettroniche. Un fenomeno nato inCina nel 2003 e che ora sta dilagando in tutto il mondo al punto che la società di analisi Euromonitor stima che il 5 per cento della popolazione diventerà fumatore digitale nei prossimi anni, anzi uno «svapatore», visto che quando il condensatore della sigaretta elettronica si scalda produce solovapore, particelle di glicerolo e (solo se l’e-fumatore la introduce nella miscela) nicotina in quantità variabile. Per il resto nel fumo della sigaretta elettronica non c’è catrame, né monossido di carbonio e neppure le altre 4 mila e più sostanze che imbottiscono le bionde tradizionali. E poi manca la combustione. Argomenti che hanno fatto breccia anche nel nostro Paese (dove un sondaggio Doxa afferma che su 10,8 milioni di tabagisti il 20 per cento usa o intende utilizzare questa tecnologia), ma che portano con sé uno strascico di dubbi e polemiche.

Per l’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità non ci sono riscontri sul fatto che le sigarette elettroniche siano del tutto atossiche e per questo il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha deciso di vietare la vendita ai minori di 16 anni dei prodotti contenenti nicotina, in attesa di avere maggiori evidenze scientifiche per procedere a una regolamentazione. E nel vuoto legislativo ognuno si muove come meglio crede. Così nelle scorse settimane il fumo elettronico è stato vietato sui vagoni di Trenitalia e Ntv, ma anche sugli aerei Alitalia, mentre il primo comune italiano che lo ha bandito dagli uffici pubblici è stato Lomazzo, in provincia di Como, applicando anche una multa fino a 250 euro ai trasgressori. Poi sono arrivate le scuole superiori, i cinema e i ristoranti, dove si applicano i divieti più per esigenze di galateo che per tutela della salute.

L’e-cig (come gli anglofoni chiamano la sigaretta elettronica) è diventata un oggetto trasversale: la fumano le signore mentre giocano a burraco al circolo e gli addetti alle consegne sui loro furgoncini. I genitori la regalano ai figli, sperando di tenerli lontano dal fumo di tabacco, mentre alcuni datori di lavoro la consigliano ai propri dipendenti per tagliare i tempi della pausa sigaretta. Una piccola rivoluzione che ha come capitale Torino, dove nell’ottobre del 2010 ha aperto il primo shop fisico di e-cigarette d’Europa. Un presidio antesignano dei 1.500 negozi che sono fioriti in questi mesi e che danno lavoro ad almeno 4 mila persone, con un giro d’affari che nel 2012 ha superato 250 milioni di euro.

L’intuizione si deve a Filippo Riccio e ai suoi tre soci che nel 2009 hanno fondato la Smooke, leader in Italia nella vendita di sigarette elettroniche con 200 negozi e altrettanti in apertura nel 2013, una sessantina di dipendenti e 12 milioni di giro d’affari. «Uno dei miei soci fumava tre pacchetti al giorno, ma dopo due settimane di sigaretta elettronica aveva praticamente smesso» racconta Riccio aPanorama. «Così abbiamo intuito che potesse essere un ottimo business e dopo un anno e mezzo di vendite online abbiamo aperto un negozio fisico, soprattutto per dare modo agli e-fumatori di scegliere gli aromi».

Perché quel che fa letteralmente impazzire gli e-smoker sono i liquidi da inalare: ne esistono centinaia di varianti, con o senza nicotina, e la sola Smooke ha 18 persone che ogni giorno confezionano 40 mila flaconcini. «Noi non diciamo che la sigaretta elettronica è uno strumento per smettere di fumare, ma serve a trasformare il vizio in una passione» sottolinea Massimiliano Mancini, presidente dell’Anafe, l’Associazione nazionale fumo elettronico e fondatore della novarese FlavourArt, il primo produttore italiano di aromi per e-cigarette, che in 2 anni ha visto crescere i suoi dipendenti da quattro a 40. «Alcuni studi sostengono che si tratta di un modo di fumare meno pericoloso di quello tradizionale, dato che l’e-sigaretta sviluppa solo una nebbia colloidale come quella di un aerosol. Comunque questo è un business pulito e siamo proprio noi produttori a chiedere regole precise e stringenti per il settore». Che ora si trova in una zona grigia: tanti affari e niente accise per lo Stato.

I primi ad accorgersene sono stati i tabaccai: a Natale, periodo tradizionalmente favorevole alle vendite di sigari e sigarette, i prodotti da fumo hanno subito una contrazione del 10 per cento, mentre gli acquisti di e-cigarette sono letteralmente volati. Una perdita secca anche per l’erario che lo scorso dicembre ha provato a introdurre un emendamento nella legge di stabilità per far vendere le sigarette elettroniche solo nelle tabaccherie: tentativo andato in fumo. Al centro del contendere la possibilità dei negozi di e-cigarette di vendere liquidi contenenti nicotina (e quindi tossici) senza controlli. «Tutto ciò che contiene nicotina è regolamentato dal Monopolio e la cessione è riservata ai tabaccai» tuona Francesca Bianconi, presidente dell’Assotabaccai. «Quello che sta avvenendo in questi negozi è una vendita selvaggia, senza controlli, di prodotti di dubbia provenienza e spesso privi dei bollini che ne segnalano la tossicità. Per questo chiediamo una normativa chiara per tutelare i consumatori e i tabaccai».

Perché, oltre alla salute, c’è in ballo il portafoglio. Per chi fuma un pacchetto al giorno, la spesa mensile arriva a circa 138 euro, mentre per chi fuma sigarette elettroniche, dopo l’investimento iniziale che va da 30 a 80 euro, la spesa mensile è di 25-30 euro, pari al costo di cinque-sei flaconi di ricarica. «Stiamo parlando di un risparmio anche del 70 per cento per un tabagista» sottolinea Mancini. Soldi che non finiscono più nelle tasche delle multinazionali del tabacco che, pur non rilasciando dichiarazioni ufficiali, sono molto preoccupate dalle dimensioni del fenomeno.

In America, dove l’e-cigarette ha già conquistato 3 milioni di persone e secondo la Goldman Sachs quest’anno genererà un fatturato di 1 miliardo di dollari, i big si stanno attrezzando: Lorilland si è comprata Blu ecig, Bat ha preso Cn Creative e Rj Reynolds sta sviluppando un proprio prodotto digitale. Per gli analisti della Wells Fargo, tra un decennio le sigarette digitali avranno quasi spento quelle tradizionali. Forse non sarà così, ma meglio pensarci prima che gli affari vadano in fumo.

http://economia.panorama.it/sigaretta-elettronica-nuoce-gravemente-alla-salute-fisco

ECCO CHI HA FINANZIATO LA RICERCA CONTRO LE SIGARETTE ELETTRONICHE

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La #Contronotizia di Germano Milite

Hashtag #Veritàecig

Nell’ultimo mese, praticamente ogni media nostrano (compreso YOUng) si è occupato della ricerca presentata dalla dottoressa Christina Gratziou contro le sigarette elettroniche. Un prodotto definito (ed effettivamente utilizzato) come antifumo che, negli ultimi tempi, ha conosciuto una diffusione enorme anche in Europa ed America del Nord. Potendo giocare sul design e sugli accessori, le aziende produttrici di e-cigarettes sono riuscite a conquistare una buona fetta di mercato a discapito di altri rimedi veduti in farmacia come cerotti, chewing-gum, spray nasale, inalatori ecc. La ricerca della Gratziou, è stata effettuata su 32 soggetti ed è arrivata ad una conclusione: le sigarette elettroniche, dopo 10 minuti di utilizzo, provocano una restrizione delle vie respiratorie (che però può essere causata anche da altri fattori come l’umidità e l’afa). Su giornali e tv, si è parlato addirittura e grossolamente di possibili danni ai polmoni e di una condanna (mai arrivata) addirittura dell’OMS.

QUEI 2,7 MILIONI RICEVUTI DALLA PZIFER

Ma come stanno sul serio le cose? La prima domanda da porsi quando si diffondono simili ricerche è “chi le ha finanziate”? Poi occorrerebbe chiedere il parere di qualche esperto in materia, incrociare le notizie e tentare di ottenere una notizia che sia onesta e completa nei confronti del lettore, anche se tale notizia va contro le proprie convinzioni e le proprie necessità di scoop. Ebbene: facendo una  ricerca online sulle altre otto organizzazioni mediche che hanno chiesto il bando delle e-cig, si scopre che, insieme, dal 2011 al 2012,hanno ricevuto quasi 3 milioni di dollari dalla Pfizer, multinazionale farmaceutica che, tra i vari prodotti, sforna anche lo Chantix, un farmaco antifumo non privo di effetti collaterali che ha perso parecchio terreno proprio nei confronti delle e-cigarettes. Un caso? Una paranoia dietrologica tipica degli ossessionati dalla Bigh Pharma e dai suoi gioghi lobbistici. La risposta sembrerebbe di no visto che, tali dati, si possono trovare non su qualche “sperduto” blog complottista ma direttamente sul sito della Pfizer, nella sezione dedicata alla “trasparenza”.
Insomma: una multinazionale che si occupa anche di rimedi antifumo, finanzia una ricerca greca che dovrebbe dimostrare che le sigarette elettroniche, nuova moda accolta con gioia da chi vuole abbandonare le bionde, fanno male alla salute. In che modo? Facendo un test su alcuni soggetti e ponendo l’accento sui rischi della nicotina presente non in tutte ma solo in alcune e-cigarettes. Negli altri casi, infatti, della sigaretta tradizionale non resta praticamente nulla se non la gestualità e la forma. Poi, in un sol colpo, chi utilizza questo metodo per allontanarsi dal tabacco elimina circa 400 agenti chimici tossici e tutti quelli cancerogeni.

COSA C’E’ NELLE E-CIG?

Nelle e-cigarettes, infatti, troviamo glicole propilenico (un solvente utilizzato per far sciogliere sostanze nei liquidi; usato sia in campo farmaceutico che alimentare, non è cancerogeno). Glicerolo vegetale: (usato per sciroppi, creme e cosmesi, ma anche come additivo alimentare. non è controindicato nemmeno in gravidanza e/o allattamento. Poi aromi alimentari (niente da aggiungere) e l’ingrediente più dannoso di tutti: l’acqua. Insomma: anche a voler credere alla fin’ora non contestbile buona fede della Gratziou e facendo finta che dietro le altre ricerche simili finanziate dalla Pzifer non si celino macroscopici conflitti d’interesse, si ha difficoltà a capire come e perché le e-cigarettes sarebbero più pericolose degli altri rimedi antifumo.

VERSO LA STRADA DEL BUON SENSO

Del resto, anche Riccardo Polosa, professore di Medicina Interna dell’Università di Cataniaha spiegato al Sole24Ore che:“I dubbi ad oggi sollevati sulla tossicità delle sigarette elettroniche, non hanno una letteratura scientifica a sostegno e altri studi sconfessano il fatto che possano diventare attraenti anche per chi non è attualmente fumatore”. Certo ha pienamente ragione chi, come lo pneumologo Mario Del Donno dell’Ospedale “Rummo” di Benevento, sostiene che il fumo si combatte con la prevenzione e non con “un surrogato elettronico”. Tuttavia, con buona pace di Del Donno, appare abbastanza illusorio l’obiettivo di sconfiggere il tabagismo abolendo le e-cigarettes sulla scorta di studi dalla credibilità piuttosto dubbia e focalizzati su un elemento, la nicotina, che effettivamente crea dipendenza ma che si trova negli stessi farmaci venduti da chi la demonizza.
Di sicuro il fai da te non è la scelta più saggia e lo stesso Polosa suggerisce che la soluzione migliore “è seguire il fumatore dopo la vendita; magari recandosi ad un centro antifumo ospedaliero nazionale, dove medici esperti possono seguirlo in un percorso antitabagico”. Però, come detto, da una sana cautela nell’utilizzo di queste novità tecnologiche al terrorismo psicologo instillato nelle ultime settimane c’è un abisso che dovrebbe essere riempito dal buon senso e svuotato dall’avidità spesso criminale di Big Pharma.

http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=1070

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Io sono.... Chi sono io? La domanda eterna di ogni persona da sempre. Questo blog è il risultato, lo specchio, il modo, e la strada che sto precorrendo nella mia personale ricerca di risposte a questa domanda In questo blog troverete tutto quello cosa ho scoperto fino adesso e cosa ancora sto scoprendo. Io credo che questa ricerca non finirà mai. Credo che siamo esseri multidimensionali creati da perfezione d’amore incondizionato e universale e come tali anche noi siamo perfetti esseri d’amore con i poteri divini di creazione. Siamo esseri divini che possiedono stesse caratteristiche della nostra fonte. Noi siamo l’amore, la sapienza, la giustizia e la potenza. Una volta ho scritto: Fu una volta un popolo divino........ che dimenticò di esserlo.. dimenticò realtà parallele frequenze divine connessione divina libera connesione divina. Un giorno pieno di luce hanno cominciato...... In che modo continua la favola e in che modo finirà dipende da tutti noi. Adesso dobbiamo solo ricordarci di essere Dei. Per questa ragione ho battezzato il mio blog con questo nome. Mi sento come una Dea che stava dormendo per tanto tempo ed adesso si sta risvegliando. Forse sono ancora un po’ assonnacchiata ma i miei sensi si stano risvegliando sempre di più per poter vedere differenza tra il vecchio mondo e il nuovo mondo che sta nascendo. Quel nuovo mondo, quella nuova realtà è creata nella condivisione. Non poteva essere diversamente perché siamo tutti collegati. Tutti noi siamo un unico organismo vivente che solo collaborando può vivere e crescere. Sono certa che tutti noi, i Dei risvegliati, stiamo creando qualcosa che ancora non esisteva nel multiverso. Sono certa che siamo capaci di farlo unendoci. Questo blog è un mio contributo al condivisione in creazione. Che l’amore ci guida. Tanja

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