Tornare a casa

 

 

Ho scritto questo racconto di un episodio della mia vita, rigorosamente autentico nel minimo dettaglio, nella speranza di trasmettere, attraverso una riproduzione fedele di pensieri e accadimenti, nella loro esatta sequenza, le dinamiche con cui il pensiero produce gli accadimenti  e la consapevolezza di come creare un miracolo, come far succedere cio’ che si desidera col cuore.

Anna

 

Ero in viaggio di ritorno dall’Italia, preoccupata dal mio rientro nel freddo della Scozia e tanto assorta in profonde comprensioni e scelte riguardo il seguire la mia voce interiore, osare di piu’ nella vita e usare la mia creativita’,  che rimandavo indietro il pensiero di non avere un mezzo di trasporto una volta arrivata a Forres per arrivare a Findhorn. “In qualche modo faro’ ” pensavo per una volta senza preoccuparmi.

Avevo borse pesanti e avevo anche bisogno di fare un po’ di spesa prima di andare a “casa”. Cosi’, scesa dall’autobus, mi fermai al supermercato con un insolito rassicurante sentire interiore che avrei trovato un passaggio. Entrai fiduciosa vedendomi incontrare qualcuno che conoscevo che mi avrebbe fatto piacere rivedere e che, diretto a Findhorn, mi avrebbe dato un passaggio, dandomi il bentornata a “casa” (avevo problemi notevoli a sentire di essere tornata a casa in quel freddo, vento e nuvolo, desideravo tornarmene al caldo dell’Italia).

Intanto tenevo la mente aperta vagliando tutte le altre possibilita’ per arrivare a Findhorn: aspettare due ore per l’autobus della Fondazione non se parlava. La biblioteca chiudeva alle 8 e non ero in vena di andare a trovare quel paio di persone che abitavano nei dintorni. Andare a piedi questa volta neanche se ne parlava. Persino arrivare alla rotonda per fare l’autostop era troppo. Ero stanca, faceva freddo, ogni tanto pioveva, era buio, oltre alle borse pesanti.

Tenni gli occhi aperti e fui sorpresa e non sorpresa quando mi vidi apparire Fabiola, la mia insegnante di comunicazione non violenta, una delle persone a cui avevo pensato che abitava li’ vicino. Mi sentii male a parlare in inglese dopo due settimane in Italia e glielo dissi, cosi’ come le dissi che sentivo che avrei incontrato qualcuno. Abbraccio e sorrisi ma ci congedammo subito perche’ andava spedita per preparare la cena.

Arrivata all’uscita dopo avere pagato alla cassa si erano fatti un po’ strada in me lo smarrimento per non sapere come tornare a casa, la tristezza e la delusione che “nessuno fosse venuto a prendermi”. A quel punto rincontrai Fabiola che rientrava a comprare qualcosa che aveva dimenticato. Ancora sorriso ma non le chiesi un passaggio.

Mi ricordai che li’ vicino c’era la stazione dei treni dove avrei potuto prendere un taxi.

Mentre mi incamminai, una familiare voce di rimprovero e dubbio si fece sentire per non avere avuto il coraggio di disturbare Fabiola chiedendole un passaggio. “Si’ ma doveva fare la cena” risposi. “Ma e’ strano che tu l’abbia incontrata di nuovo, forse aveva inconsciamente dimenticato di comprare qualcosa  perche’ aveva sentito che tu avevi bisogno di qualcosa, forse hai rifiutato quello che avevi chiesto che accadesse”. “Si’ ma non era questo che avevo desiderato che succedesse, cercavo qualcuno  diretto a Findhorn con cui mi sarebbe stato facile parlare.”

La voce, di nome “Se non hai il coraggio di chiedere non ti sara’ dato, e se non hai il coraggio di chiedere sei una codarda” non era del tutto convinta ma questa volta per amore della mia serenita’ si azzitti’.

Continuai a camminare con la tranquillita’ interiore che andare alla stazione dei treni a prendere l’oneroso taxi fosse la cosa giusta da fare questa volta viste le condizioni, gia’ assaporandomi il viaggetto a casa con un sospiro di liberazione e gratitudine per potermelo concedere e senza ulteriori rimorsi.

Arrivai alla stazione e stranamente non c’era nessun taxi in attesa. Mantenni la mente aperta osservando la situazione per scovarne le opportunita’ offerte. Qualcuno aspettava in auto l’arrivo di qualcuno. Guardai ma non lo conoscevo. Andai a ripararmi sul marciapiede della minuscola stazione mentre tenevo sotto controllo tutte le auto che passavano aspettandomi di vedere arrivare il taxi da un momento all’altro.

Intanto arrivo’ un treno. Guardai i  passeggeri che scendevano nel caso fosse qualcuno che conoscevo diretto a Findhorn. Pensai anche che chiunque diretto a Findhorn, se l’avesse saputo magari avrebbe voluto offrirmi un passaggio. I pochi passeggeri si dileguarono. Il taxi non arrivava ancora.

Poi avvenne qualcosa: uno dei passeggeri torno’ indietro e mi chiese se volevo un passaggio. Mi illuminai: “ci siamo”. Disse che mi aveva vista con aria sconsolata ad aspettare nel freddo. Gli dissi che andavo a Findhorn. Lui andava in una direzione un po’ diversa. “Che  peccato”, pensai vedendo il mio miracolo sgonfiarsi. Gli dissi di non preoccuparsi, che prendevo un taxi. “Sicura? Io qui non ne vedo, lo hai chiamato?” “No, ma  arriva”. “Se vuoi te lo chiamo, ho il numero” tirando fuori il cellulare. “No,  non vorrei che costasse di piu’ se lo chiamo.” replicai sinceramente.

“Ti accompagno”. Il miracolo si rinvigori’. “No ma vedrai che arriva”. “Ma fa freddo. Di dove sei?” “Sono italiana”. “Anche io sono italiano!”. Mi illuminai, aria di casa. “Ah allora un passaggio me lo devi dare” risposi iniziando a parlare in italiano.

Mentre ci incamminavamo verso la sua auto arrivo’ l’atteso taxi, e soltanto allora. “Ormai mi accompagni tu” dissi ridendo, certa allora che quello era cio’ che il mio cuore aveva chiesto che accadesse, e sarebbe stato assurdo rinunciarvi.

Sentii un benessere interiore invadermi mentre viaggiavamo verso la mia destinazione scambiando due chiacchiere. Sentii la sicurezza ed il piacere dell’abbandono di un bambino tra le braccia dell’universo, di un Dio che non mi abbandona mai, sentii il potere dei miei desideri ancora una volta manifestato. Ma sentii molto di piu’ da questo piccolo miracolo, sentii la chiamata ad espandere i confini dei miei desideri fino a realizzare l’impossibile con l’abbandono tra queste braccia.

Avevo chiesto di ricevere un passaggio da qualcuno che conoscevo diretto verso la mia destinazione, ma non era rilevante per il mio cuore che voleva solamente che tornassi a casa sentendomi bene, sicura e benvenuta, sentendomi a casa.

Averlo ricevuto da uno sconosciuto che mi aveva notato, aveva sentito cio’ di cui avevo bisogno, e vi aveva risposto senza secondi fini, modificando il suo tragitto, e’ stato ancora meglio.

Arrivati, feci per offrirgli del denaro ma rifiuto’ risolutamente, completando il miracolo in tutti i suoi dettagli.

Il mio cuore esulta e ringrazia profondamente.

Lui? Di bell’aspetto, piacevole e solare. Italiano con l’accento romano intatto anche se in Scozia da quasi vent’anni, ma con la discrezione di uno scozzese. “Chissa’ magari ci rincontreremo” gli dissi nel salutarlo riprendendomi le borse.

 

 

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