Il portale invisibile del numero 11

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Premetto che parlare, nei termini in cui ne se parlerà qua,  del simbolismo legato al numero 11(o parte di esso, visto che l’argomento  è un qualcosa di  assolutamente sconfinato) non è nè da ricondursi agli aspetti quantitativi della matematica o della fisica,  nè a quelli neo-esoterici di qualche presunto “numerologo”, nè a qualsivoglia altra visione magica, legata a tradizioni di poco conto o assolutamente fantasiose, come quelle new age, figlie (anzi, ormai nipoti) di errori, resi “colorati” negli anni settanta : non mi stancherò mai di parlarne.
Sarà una dissertazione sopra le righe,  che darà voce,  ove possibile, al  simbolo stesso; discussione sicuramente personale, ma ancora più sicuramente legata a quello che ogni sfaccettatura di tale  numero può presentare: questo è indissolubilmente legato a chi guarda, a chi vive il simbolo, anche se  con umiltà e senza superimposizione dell’ego, senza pensare che la comprensione di qualcosa, su questo piano,  si ponga automaticamente come un arricchimento quantitativo/personale di qualsiasi tipo : è solo una constatazione che può, a sua volta, portare verso altri lidi.
Per quello che riguarda chi ha raffigurato, trasportato nel tempo o raccontato l’idea di un simbolo, è bene pensare che chiunque sia e per quanto sia o meno consapevole di quello che sta facendo, rappresenta sempre un mezzo, ne parleremo strada facendo.

Il Simbolismo totale presente nel numero 11 è a dir poco impressionante.
Dal punto di vista della sua natura più ontologica, diciamo “esistenziale”,  rappresenta l’unità che si riflette in sè stessa,  realizzando l’idea ancestrale di dualità come separazione apparente dell’uno, in realtà presente in entrambe le metà.
E’ sicuramente il numero che va oltre, il primo che non possiamo contare con tutte le dita delle mani ed il primo che, al pari dello zero, rappresenta l’uscita dalla perfezione pitagorica e cabalistica del 10.

In effetti, se andiamo a riprendere la celebre e già presente su queste pagine “Tetraktis” Pitagorica, è facile notare che,  l’invisibile superamento, in ogni direzione ci si muova al di fuori della forma pitagorica, porterebbe alla rappresentazione del numero 11, tant’è che la sua funzione di numero  che va oltre, va a sovraincidere con la funzione invisibile  di partenza del numero zero, lo stesso potremmo affermare per l’albero della vita della Kabbalah: ogni ipotetico elemento singolo che si va, invisibilmente,  ad aggiungere alla perfezione “visibile” porta alla dualità, realizzata simmetricamente, portando all’entità numerica di undici.

Il superamento è da intendersi come, appunto, un unico elemento composto dai numeri uno sino a dieci,  che come va a sommarsi alla prima unità “sovrasensibile” in qualsiasi direzione(ma solo dopo aver conquistato la decina perfetta), ciò riconduce all’unicità che può riflettersi in sè stessa e finalmente riconoscersi :  l’ unità “esterna e speculare”come tale, non può essere presente esplicitamente nel simbolismo, ma soltanto esotericamente, in quanto è chiaro che la funzione dell’11 è il non conoscibile, appunto al pari dello 0, ovvero l’ignoto.
Considerato quindi, la corrispondenza con lo 0 , che va necessariamente a collocarsi prima del numero uno,  nel triangolo pitagorico , possiamo immaginare l’unità che si riflette, in senso speculare, con un altro triangolo, in quanto l’unità conquistata come elemento di fusione dei numeri da 1 a 10(1 +0 = 1), deve necessariamente rispecchiare la stessa quantità, in senso inverso (dato che l’ unità invisibile, che forma l’11, è la prima che fuori esce dalla figura, quindi il senso d’orientamento appare palese), sembra chiaro che l’esistenza di tale numero, a questo punto, è causata dalla necessaria combinazione di un triangolo con l’altro, ognuno dei due ha bisogno della presenza dell’altro,  per giustificare la  propria presenza ontologica, nel momento in cui si vuole avere andare “oltre”, da entrambe le parti.
Nell’architettura sacra greca dei templi , si può notare la tetraktis posta sopra le colonne dell’ingresso  come, ad esempio, nel tempio della concordia di Agrigento , dove tra il limitare della base del triangolo divino ed il colonnato, si possono notare 11 triglifi(la cui presenza decorativa, nei templi, trova una spiegazione “ufficiale” abbastanza fallace, per quel che mi riguarda, ma come ho già detto e dirò nuovamente, ci interessa la manifestazione del simbolo, non chi l’ha prodotta,  ci interessa sapere se il simbolismo trova corrispondenze nella natura ancestrale che supera culture e tempi diversi), come se, all’ingresso del tempio, si volesse aggiungere un’irradiazione divina, inserendo il simbolo del superamento, proprio sopra il punto d’accesso di un luogo sacro.

L’analogia tra lo zero, come origine invisibile del tutto e l’undici, come dualità speculare dell’uno, si trova anche altrove.
Ad esempio, nel simbolo forse più antico e basilare, per la formazione di qualsiasi altra forma simbolica, il cerchio, traslitterazione della figura piana della sfera, il vero punto di origine esoterico è il centro(invisibile ) dello stesso, la cui emanazione trova compimento nel perimetro che delimita l’esistenza stessa della figura. (simboli della scienza Sacra – R. Guenon)

Quindi, stavolta, la sovrapposizione tra zero ed undici sarà, come dire, “interna”: il simbolo del Tao, ad esempio trova le unità distaccate e speculari(rappresentate internamente da due cerchi, idea di totalità, come i due triangoli formati dalla decina pitagorica opposti, di cui sopra) che formano la dualità  dell’undici,  in corrispondenza del centro(0) verso l’esterno.
Ancora certe icongrafie legate a rappresentazioni di Chakra, mostrano nel centro una figura femminile e maschile assieme, rappresentati,taoisticamente,  il principio femminile e maschile, come nel “manipura” in cui abbiamo, guardacaso, 10 petali del loto esterni e l’undicesimo, esoterico, in corrispondenza del centro.(simboleggiato, ovviamente, dal triangolo rovesciato, speculare della tetraktis, intesa dai petali).

L’icongrafia del Giano bi-fronte(Dio italico del materiale e dell’immateriale, uno dei più antiche del Pantheon Romano), pure in chiave Cristiana, in cui si ha la dualità, prodotta da due volti, uno giovane ed androgino, l’altro più anziano e femminile, in cui si deve ricercare, sempre in senso occulto, il vero volto centrale/invisibile( R. Guenon), che è sempre collegato allo 0, fulcro del cerchio, onnipresente.

Anche per quello che riguarda il periodo della cristianità avanzata, si trova tutto ciò: il celebre quadro di Masolino “Miracolo della neve”, che serve ad intrattenere le masse con diatribe tra squadre ufologiche ed  iconografiche classiche, per me piuttosto inutili, in contesti così evidentemente pregni di simbolismi( niente di meglio, per evitare di parlare di altro, che vedere dischi volanti ovunque….), si ha il simbolismo di Cristo e La Madonna, emanato dal centro del cerchio.
Credo anche che, prendendo spunto da “Iside-sophia: la dea ignota” di Massimo Scaligero, armonizzatore del pensiero di Steiner e della tradizione misterica iniziatica portata avanti da Guenon o J. Evola, la simbologia dell’11, intesa come superamento esoterico (e improntata all’auto-conoscenza del tutto in sè stesso) della tetraktis /albero della vita, serva per rispondere alla questione seminale legata alla verginità della Madonna Cristiana(principio femminile) in concomitanza alla presenza del Logos/Cristo(principio maschile), rappresentato da Gesù.

Ebbene, “antroposoficamente” parlando, il processo di superamento del pensiero logico/dialettico, va letteralmente a coincidere con la fonte del pensiero: il pensiero epurato( la monade che comprende l’1 al 10, l’unità riconquistata, che a questo punto può essere vista anche in senso decrescente da 10 ad 1, tanto la risultante sarà sempre 1), “vergine” accoglie dentro di sè il logos( l’uno invisibile,  il triangolo rovesciato, che “guarda caso” è uno dei simboli  del graal/cuore di Gesù, ma anche l’emanazione che arriva dal principio, come abbiamo visto prima essere “invisibile” nella tetraktis e al centro del Chakra “manipura”), quindi Maria-Iside-Sophia accoglie dentro di sè  Cristo, attuando il principio dell’uno, dato che sono la stessa entità, per cui il logos è anche padre di Maria/Iside, ma separato nella dualità maschile/femminile ancestrale, nel punto dello 0, nella trascendenza pura.
Un chiaro segno riassuntivo di quello che abbiamo detto fino ad adesso è rappresentato dalla facciata della basilica di San Giovanni in cui è presente la Tetraktis pitagorica a cui si contrappone l’undici/tetraktis rovesciata rappresentato dal Cristo risorto, undicesima figura centrale verso cui convergono pure le altre, direi che qua, il simbolismo ci parla direttamente, addirittura urla.

Ma l’idea del superamento, della trascendenza, dell’andare oltre, raffigurato nell’equilibrio riconquistato della dualità dei principi maschile/femminile si trova anche in un altro seminale simbolo: le ancestrali “colonne d’Ercole”.
Ovviamente, non è questo l’ambito per cercare attinenze storico/geografiche, del tutto inutili, dal mio canto, per tentare di capire cosa si intenda in realtà per “colonne”, tipico di chi ragiona solo logicamente o pragmaticamente è avere un punto d’appoggio così apparentemente solido, per dare descrizioni di narrazioni altamente occulte, modo di pensare decisamente legato al  mondo in cui viviamo oggi,  ma non certo normale per Dante o altri come lui, di cui abbiamo parlato in termini esoterici anche in questi luoghi, qua a dimostrazione del fatto che poco e niente ci è dato sapere, se affrontiamo tematiche del remoto passato con gli occhiali presuntuosi del presente.
Viene da sè che il simbolismo del numero 11, trova attinenza con le due colonne di Eracle, dato quello che abbiamo detto sino ad adesso, oltre alla forma duale, realizzata dalla specularità dell’1, anche l’idea del superamento, è chiaramente implicita: pensare che l’episodio tratto dalle fatiche di Ercole(interconnesso alle entità solari, come cristo o il leone, spesso raffigurato al vertice di due colonne speculari) risalga a qualcosa d’anteriore, è d’obbligo, come lo è pensare che lui costruisca le colonne proprio nell’episodio della Decima fatica, sempre per onorare il simbolismo del superamento/riflesso del 10 della Tetraktis.
Ma tornando al Dante esoterico ed al celebre XXVI canto in cui Ulisse racconta di come, cercando di passare attaverso le colonne d’Ercole, perì con tutti i suoi compagni nel “folle volo”, si può avere una lettura assolutamente illuminante di tutto ciò: la critica comune che vuole Dante, come timorato di Dio, che punisce l’impersonificazione della curiosità aristotelica/scientifica di Ulisse, nel volersi spingere oltre il dogma cattolico/cristiano, non regge, almeno nei termini scolastici in cui viene sempre riferito.
Non regge, perchè Dante ci vuole dire(ed in molti casi, lo fa, per chi può capire, come dice lui) altro e vuole dire che le colonne D’ercole/undici ancestrale rappresentano la realizzazione di un percorso iniziatico/misterico, che non può essere affrontato razionalmente, con una ricerca logica, pena la dissoluzione nello 0 assoluto, nell’ignoto, che se viene visto con gli occhi della mente razionale, è pura morte; Ulisse non è l’uomo moderno, ma semplicemente l’impersonificazione dell’intelletto terreno che si infrange contro le barriere divine…tanto più, che Dante stesso, ancora all’inferno, quasi cade nelle fiamme, per ascoltare Ulisse, a dimostrazione del fatto che, il suo cammino iniziatico non era maturo per sapere e, l’inganno della razionalità, nei confronti dell’assoluto aveva rischiato di bruciarlo a sua volta.
Le acque che ricoprono l’imbarcazione, sono il simbolo della mente che, non preparata ad una simile potenza, si rivolta contro sè stessa e si auto-annichilisce, alla presenza dell’ineffable.
Credo che ogni tanto, mi ritroverò ad aggiornare questo scritto, con altre analogie e altri simbolismi che, piano piano, si palesano.

Certo è che, se prendiamo questa entità numerica, come simbolo dell’ ingresso nel trascendente, che si attua riunendo in uno le dieci “sephiroth”, per poter attuare, attraverso l’ignoto(lo 0) il riflesso speculare del tutto, non può non venire in mente quello che un famoso 11 settembre è accaduto alle “moderne” colonne d’ercole (più lo “0“, rappresentato dalla terza struttura, in cui, paradossalmente, si ha la verità), ovviamente parlo delle torri gemelle e del World Trade Center: qua, il simbolismo risulta quasi imbarazzante, tra aspetto numerico e visivo.

Non sono decisamente un complottista.
Stimo chi,  in buona fede,  ricerca dati e prove,  per amore sincero della verità e della giustizia,  ma,  in un’ottica che prescinde dalla nostra esistenza come entità sociali in un dato momento storico, questo episodio, sarà ricordato tra milioni di anni,con una leggenda, un mito dietro a cui ci starà del simbolismo, come il ritorno di Ercole sulla terra, compiuto per prendere indietro le sue Colonne, per privarci del mezzo per accedere verso il sovrasensibile, a causa di come l’uomo ha calpestato ciò che aveva in questi termini e perchè la dissoluzione delle caratteristiche tradizionali, presenti ancora fino a qualche secolo fa ma adesso totalmente distrutte, non avrebbe potuto più permettere l’accesso a tutto ciò…e questo è in linea con quello che accade, con quello che accade ogni volta in corrispondenza della data 11, con le varie catastrofi che indicano sempre lo stesso fattore , il distacco della spiritualità autentica, la chiusura della porta del mondo superiore.
Fingere che non sia così, vuol dire fingere di non vedere, bisogna essere consci del periodo in cui viviamo e non si deve reagire con una spiritualità “morale” e speranzosa , senza basi,  ma accettare,  in virtù del fatto che parti di noi sono e saranno eterne, avranno altri momenti per emergere, questo no: il simbolo della porta sull’infinito è stato distrutto, scrivete il numero 11 sui motori di ricerca e avrete macerie: sin troppo clemente è stato con noi, nel palesarsi così, tale segno metafisico.
Non accettarlo, vuol dire sentirsi mortali, pensare di cambiare ora con i mezzi che abbiamo e aspettative sognanti, nate come risposta alla tristezza quotidiana , sarebbe come se le cellule cercassero di combattere il cancro, fingendo di potercela fare, regalando solo dolore al corpo di cui fanno parte: il simbolismo dell’11 troncato, delle colonne d’ercole/portale del mondo spirituale infrante va accettato come simbolo in sè stesso, senza necessariamente pensare a chi ha voluto fare questo e al motivo per cui l’ha fatto, sicuramente esistente, ma che sarà dimenticato, al contrario dell’evento, che sarà associato a quello che, a fatica, ci riesce capire, se non guardiamo lo svolgersi della vita in un’ottica più ampia.
Questo non vuol dire arrendersi, vuol dire essere coscienti della vita macrocosmica in cui siamo immessi da sempre, della fine del Kali yuga e sapere che l’importanza di qualcuno che assiste alla fine di un’qualcosa non è da meno di quelli che assistono alla nascita di qualcos’altro.
Questo e quest’altro ancora mi dice questo simbolo, sicuramente chiunque può pensarla diversamente, come chiunque può essere d’accordo.
Ma non ho parlato per illuminare niente e nessuno, solo per onorare quello che, sicuramente, era compito mio fare, magari solo per il futuro, perchè qualcuno rilegga o magari solo per necessità.
Non lo so.

Ho descritto cose che sicuramente sono di dominio pubblico, legate alla dualità,  al simbolismo del maschile/femminile, alla visione iniziatica del logos, ma l’entità numerica della doppia unità riflessa e distinta, è stato il mio vascello, che mi ha permesso di muovermi nella comprensione totale di quanto detto e altro, non detto.

Ma questa è solo la mia voce,  che ha già snaturato il simbolo, solo per averlo descritto, anche se ciò è stato fatto in virtù di una dimostrazione effettiva di una trascendenza evidente, di un elemento cosmico ed immortale, dato a noi e connesso con noi, per decifrare quello che siamo e capire dove siamo, al di fuori di linguaggi, culture e visioni legate al presente…sicuramente la natura del simbolo vivrà, anche tra le macerie, anche tra la confusione spirituale, sempre diversa e soggettiva che la gente crede di vivere e tra i sempre meno materialisti, ma dissolti contemporanei e tornerà ad essere viva, quando ci riapproprieremo della devozione necessaria, per far coincidere il nostro essere completo, con l’albero della vita trascendente, con il logos e con quello che è nascosto dietro all’idea del numero.
Trovate i vostri simboli.

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Fonte – http://bigtree11.blogspot.it/2011/05/lo-specchio-della-trascendenza-il.html

Numerologia, astrologia, tarocchi, SPIRITUALITA'

Informazioni su Tanja

Io sono.... Chi sono io? La domanda eterna di ogni persona da sempre. Questo blog è il risultato, lo specchio, il modo, e la strada che sto precorrendo nella mia personale ricerca di risposte a questa domanda In questo blog troverete tutto quello cosa ho scoperto fino adesso e cosa ancora sto scoprendo. Io credo che questa ricerca non finirà mai. Credo che siamo esseri multidimensionali creati da perfezione d’amore incondizionato e universale e come tali anche noi siamo perfetti esseri d’amore con i poteri divini di creazione. Siamo esseri divini che possiedono stesse caratteristiche della nostra fonte. Noi siamo l’amore, la sapienza, la giustizia e la potenza. Una volta ho scritto: Fu una volta un popolo divino........ che dimenticò di esserlo.. dimenticò realtà parallele frequenze divine connessione divina libera connesione divina. Un giorno pieno di luce hanno cominciato...... In che modo continua la favola e in che modo finirà dipende da tutti noi. Adesso dobbiamo solo ricordarci di essere Dei. Per questa ragione ho battezzato il mio blog con questo nome. Mi sento come una Dea che stava dormendo per tanto tempo ed adesso si sta risvegliando. Forse sono ancora un po’ assonnacchiata ma i miei sensi si stano risvegliando sempre di più per poter vedere differenza tra il vecchio mondo e il nuovo mondo che sta nascendo. Quel nuovo mondo, quella nuova realtà è creata nella condivisione. Non poteva essere diversamente perché siamo tutti collegati. Tutti noi siamo un unico organismo vivente che solo collaborando può vivere e crescere. Sono certa che tutti noi, i Dei risvegliati, stiamo creando qualcosa che ancora non esisteva nel multiverso. Sono certa che siamo capaci di farlo unendoci. Questo blog è un mio contributo al condivisione in creazione. Che l’amore ci guida. Tanja

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