Papa Francesco – IL CERCHIO E’ CHIUSO

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Ieri sera alle 19.06. ero al lavoro quando ho sentito la notizia che Habemus Papam. Quando ho sentito che è Gesuita il mio primo pensiero era: IL CERCHIO E’ CHIUSO. INVISIBILE E’ DIVENTATO VISIBILE.

 

Tutta la schiavitù del essere umano e tutto il potere su di esso era creato e controllato da Gesuiti. Tutte le scoperte scientifiche erano sotto il loro controllo. Loro governavano il mondo con la loro mano nascosta.

Chi vorrebbe sapere di più consiglio di guardare

 

 

Adesso sono finalmente usciti allo scoperto. Le nuove energie che stano bombardando il pianeta dallo spazio e nuove energie che emanano Nuovi Umani non permettono a nulla e nessuno di rimanere in ombra. Tutto deve essere ben visibile per permettere esercitazione del libero arbitrio, perché essere umano E’ libero.

Volevo subito scrivere un articolo ma la mia intuizione mi frenava. Ovviamente, dovevo sentire chiaramente cosa sta arrivando da dentro di me. Mi sentivo strana. Logica chiedeva di sentirmi male o arrabbiata sapendo tutto quello cosa hanno fatto i Gesuiti. Ma io mi sentivo serena forse anche contenta.

Dovevo capire perché.

Davanti ai miei occhi si mostrava sempre e ripetutamente l’immagine del fulmine che colpisce “San Pietro” al giorno di dimissione di Ratzinger. Seguivo l’intuizione. L’ha lasciata a guidare.

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La sedicesima carta nominata “Casa di Dio” o “Torre” raffigura una torre fatta di mattoni color carne la cui cima incoronata è scoperchiata da un fulmine o da qualche forza interna, mentre due personaggi precipitano a testa in giù, proiettati fuori insieme a un turbinare di sfere colorate. Ai piedi della torre, sul terreno color oro e rigoglioso di vegetazione, ci sono due pietre gialle proprio nel punto in cui i due personaggi cadono.
L’energia accumulata nella carta precedente erompe e scarica il suo potenziale fecondatore: infatti la Casa di Dio in senso occulto significa eiaculazione, cioè fecondazione psichica, spirituale e materiale. Però qui la fecondazione non è ancora realizzata, ma solo annunciata e preparata dal prorompere delle forze esaltate al massimo grado: le sfere colorate cadono sulla terra per vivificare il piano materiale dell’esistenza. Quando il fuoco sotterraneo della carta precedente, acceso dalla commistione dei fluidi opposti, raggiunge il massimo dell’intensità, il fuoco celeste cade fulmineamente sulla torre e scoperchiandola permette la fuoriuscita dei fluidi trasformati e si annuncia la creazione di un nuovo essere che si realizzerà nella Stella (XVII). La trasmutazione avvenuta in basso accende per analogia il fuoco in alto, perché alto e basso sono entrambi nell’Uno: e, per questo, il fuoco del Cielo cade sulla Terra attratto da una forza irresistibile. Questo è anche il significato dei due personaggi che cadono a testa in giù, che potrebbero essere i due diavoletti della carta precedente ora umanizzati. I due personaggi, i cui capelli sono gialli, simbolo dell’illuminazione, con la mano sfiorano le piante verdi che crescono per terra: stanno rendendo onore alla potenza della Terra. Stanno a testa in giù, come L’Appeso dell’Arcano XII, perché guardano il mondo in un modo nuovo: l’intelletto, la mente, guarda in faccia la natura. Come nell’arcano dell’Appeso si opera un altro rovesciamento: a testa in giù si era penetrati nel mondo sotterraneo e a testa in giù si precipita sulla terra dopo aver attraversato il fuoco tellurico.
Come tutte le carte pari il Sedici è una porta, un passaggio che si compie bruscamente, è un’azione imprevista che rompe un equilibrio, rovina una costruzione faticosamente edificata, rompe una staticità e un’inerzia che come un alto muro imprigionavano le energie sufficientemente accumulate e ormai pronte a scaricarsi. La Torre è la presa di contatto con la realtà dopo essersi caricati di energie. L’importante è non fermarsi al Diavolo, credendo che lì tutto sia ormai compiuto e lo scopo raggiunto: in questo senso la torre folgorata è la perdita delle illusioni che è sempre dolorosa. Infatti, la Torre è color carne e perde proprio la cima, la testa coronata nel momento in cui si ergeva dritta e compiuta, quasi ad annunciare di aver terminato l’Opera intrapresa. Le tre finestre indicano i tre piani dell’essere nei quali deve operarsi questo sblocco di energie.
Questa carta ricorda il mito della Torre di Babele, costruita per arrivare fino a Dio e competere con la sua gloria, e mai terminata perché gli operai che vi lavoravano, colpiti da maledizione divina, presero a parlare in diverse lingue senza potersi più comprendere. È per questo che, tradizionalmente, la Torre viene associata alla punizione dell’orgoglio. Tuttavia, leggendo con attenzione il passaggio della Bibbia in cui si parla della Torre di Babele, ci si rende conto che il suo significato è lungi dall’essere catastrofico. Più che un castigo, la distruzione della Torre è la soluzione di un problema: il diluvio è terminato da poco, l’intero pianeta, copiosamente irrigato, è divenuto fertile. Sono sopravvissuti pochissimi esseri umani, i quali invece di disperdersi per coltivare i campi, si riuniscono per costruire una torre che, innalzandosi fino al cielo, arrivi a Dio. In un primo tempo questa costruzione intende essere un atto d’amore, il desiderio di conoscere il regno del Creatore. Ebbene, costui sapendo che è un progetto irrealizzabile, non colpisce la torre con un fulmine, non fa cascare giù nessuno dei suoi abitanti. Crea soltanto la diversità delle lingue per separarli. Si tratta di una benedizione più che di un castigo: gli uomini ripartono alla conquista della terra e tornano a lavorarla.
8 + 8 = 16: il Sedici è formato da due Otto, numero del passaggio durante il quale vengono pesati e misurati gli elementi che compongono l’insieme. Anche con la Torre si perde qualcosa e sembra che la spada della Giustizia raddoppiata diventi il fulmine che taglia via l’eccesso. La luce astrale che si è messa in circolazione all’interno deve fuoriuscire e circolare anche all’esterno per operare un passaggio di stato, un mutamento a livello più alto. Quando la trasformazione operata dalla morte è compiuta, gli effetti si vedono anche sul piano pratico perché la vecchia situazione esterna che permane ancora (è l’ultima a trasformarsi) è inadeguata alla mutata situazione interna e perciò è destinata a crollare per permettere che le nuove energie interne si possano tradurre sul piano pratico in modo adeguato, creando una situazione appropriata. Questo passaggio avviene in modo violento e improvviso.

La Torre rimanda ad un conflitto doloroso ma necessario, un mutamento drastico e improvviso.

Per uscire da una situazione critica, divenuta insostenibile, non rimane altro che distruggere l’equilibrio, ormai stagnante, e accettare il cambiamento, in qualsiasi ambito esistenziale si riveli necessario. Rimanda alla necessità di misurarsi con la realtà e ridimensionare, con buon senso, le pretese eccessive.

 

Tutto di novo Papa  Jorge Mario Bergoglio 

gira intorno numero 13.

 

Argentino di origini piemontesi, primo

Papa gesuita,

viene eletto il giorno 13. 03.2013 (13) ,

alle 07:06 (13)

dopo 13 giorni e 13 minuti di Sede Vacante

– tanto è la distanza dalle ore 20:00 del 28 febbraio

2013 (dimissioni di Benedetto XVI) e l’annuncio

del Diacono avvenuto alle ore 20:13 del 13 marzo.

Francesco I ha 76 anni, numero della

trasmutazione dato che 7 + 6 fa ancora 13.

 

 

 

 

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L’Arcano XIII non ha nome, la tradizione compie l’errore di attribuirgli in modo superficiale il significato, e a volte anche il nome, della “Morte”, ciò condiziona profondamente l’interpretazione dell’Arcano. La figura centrale è uno scheletro munito di falce che, nella tradizione popolare, rappresenta la morte. Di questo personaggio non viene indicato il nome ma solo il numero, il 13, numero ambiguo, ora di buon auspicio, ora no. La morte, infatti distrugge il corpo e tutte le dolcezze della vita, ma anche il dolore e la disperazione.

Inoltre, questa carta numerata ma senza titolo risponde come un’eco al Matto, che ha il nome ma non il numero: lo scheletro dell’Arcano XIII potrebbe quasi essere quello del Matto visto ai raggi X. Quindi, i due Arcani rappresentano due aspetti di una stessa energia fondamentale: se il Matto è innanzitutto un movimento, un apporto di energia, una liberazione, l’Arcano XIII rievoca un lungo lavoro di pulizia e di purificazione che prepara il terreno a una nuova vita. Dopo il lavoro di svuotamento e di approfondimento svolto da L’Appeso, con l’Arcano XIII il sacrificio è ormai consumato, l’Appeso è caduto nell’abisso: la carta invita, quindi, a fare piazza pulita del passato, una rivoluzione necessaria per il rinnovamento e l’ascesi che condurranno gradualmente alla totale realizzazione del Mondo.
E’ impensabile ridurre l’Arcano XIII al significato tradizionale di “morte”, vi si può leggere una grande trasformazione, una rivoluzione, un cambiamento radicale.
Il personaggio dell’Arcano XIII con la sua falce vitale (rossa) e spirituale (azzurra) sta lavorando sulla natura, sulla propria natura profonda. Impugna la falce per il manico giallo, colore dell’intelligenza: il lavoro è stato desiderato, pensato, e ora viene portato a termine.
L’Arcano XIII corrisponde all’Imperatrice nella prima serie decimale, Arcano III, e viene spinto dalla stessa energia esplosiva, vitale, necessaria per la successiva stabilità apportata dal quarto grado. Il passaggio attraverso l’Arcano XIII è un processo di eliminazione che elabora e doma l’ego. Non si tollerano più elementi inutili; i sistemi di valori e i concetti limitanti che ci tengono prigionieri vengono aboliti, ogni legame di dipendenza viene tagliato così che possiamo riconquistare la libertà perduta, la stessa che ha come simbolo primordiale II Matto.
Il suolo nero su cui lavora l’Arcano XIII ricorda la nigredo dell’alchimia, oppure il fango da cui spunta il loto nella tradizione buddista. Il nero è il colore dell’inconscio, del mistero profondo. Sul suolo vediamo due teste incoronate, una maschile e una femminile, non sappiamo se siano state mozzate oppure se emergano dall’oscurità; in ogni caso, lo scheletro si appoggia su di esse per poter avanzare. La nobiltà profonda del maschile e del femminile appare qui sotto la forma di due archetipi purificati. Inoltre, sono presenti sul suolo nero piedi e mani, alcuni ben formati, altri imperfetti. Sono stati mozzati? Stanno crescendo? In questo secondo caso potremmo dire che il nuovo essere sta già affiorando in superficie.
Nella parte posteriore del cranio dello scheletro, tra le righe, si intravedono le quattro lettere ebraiche Yod, He, Vav, He, che compongono il nome divino. La somma di queste quattro lettere, nell’alfabeto ebraico, dà il numero 26, il numero della divinità, la cui metà esatta è 13.
Questo essere porta dentro di sé la divinità ma non è totalmente divino, lavora sul piano dell’incarnazione. Vi si può vedere un legame con la mitologia cristiana: la figura di Gesù Cristo presenta la doppia appartenenza umana (Gesù) e divina (Cristo).
Anche se porta dentro di sé l’azione divina guardiamo con terrore l’aspetto dello scheletro con la falce, e possiamo vedere come questo personaggio trancia a caso, senza alcun rispetto per la bellezza della vita: una minaccia terribile e inappellabile, come la morte ingiusta e senza pietà. Ma la sua azione ci indica la via della trasformazione conducendoci dalla mortalità all’immortalità della coscienza individuale.
Tutti i riti di iniziazione di cui si ha memoria comprendono una morte rituale. In Australia il giovane che vuole diventare stregone viene lasciato solo e durante la notte gli spiriti lo uccidono, gli tirano fuori viscere e organi che poi rimettono a posto. Il giorno dopo al giovane neofita viene imposto un altro nome, il suo nome vero che resterà segreto. I miti greci ci parlano di uno smembramento del cadavere del dio Dioniso da parte dei Titani che addirittura lo arrostirono finché Zeus li fulminò e ordinò ad Apollo di ricomporre il dio. Ricordiamo che a Dioniso erano dedicati i misteri dionisiaci che assicuravano l’immortalità agli adepti. L’Odissea, l’Eneide, la storia di Gilgamesch (l’eroe babilonese che ricercava l’immortalità) e un’infinità di miti, testi sacri di qualsiasi religione, nonché opere d’arte di carattere iniziatici, come per esempio la Divina Commedia, hanno per argomento una discesa nel mondo dei morti che porta ad un radicale cambiamento del protagonista, una trasformazione nel senso di acquisizione di tutte le capacità che prima, nel vecchio uomo, erano solo latenti e non ancora in grado di aprirsi al divino, perché mescolate ad impurità. La discesa nel regno dei morti significa perciò andare fino in fondo a se stessi, nelle oscurità della propria natura, là dove Jung chiamava “la caverna degli assassini” che ogni uomo ha dentro e deve guardare.
L’Arcano XIII è la carta di Saturno, rappresentato come un vecchio perché simboleggia il primo metallo terrestre che genera tutti gli altri, così come Saturno era il padre di tutti gli altri dei; secondo Fulcanelli questo metallo è il solvente naturale degli altri, secondo il mito greco Saturno divora i suoi figli. Abbiamo visto che anche il dio Cronos faceva ciò e non c’è da stupirsi perché entrambi i mitici vegliardi hanno a che fare col tempo che tutto divora e consuma.
Saturno è rappresentato con una falce ed è il dio dei morti, quello che governa il mondo infero. Però, contemporaneamente, è anche il dio delle messi e gli antichi avevano posto sotto al suo dominio la famosa età dell’oro, epoca mitica nella quale gli uomini vivevano felici amandosi e rispettandosi reciprocamente senza dolori, problemi, paure e privazioni. Ed è poi l’epoca che si cerca di ricreare sulla terra non andando indietro ma avanti, attraverso la morte, per eliminare le impurità che ne ostacolano il manifestarsi, il rivelarsi. La tredicesima carta quindi rappresenta il momento della dissoluzione totale di tutto l’essere per arrivare alla luce.
Spesso i contadini, dopo il raccolto, bruciano il campo per eliminare le stoppie insieme alle erbacce e prepararlo così concimato alla semina: il seme nel suolo oscuro subisce trasformazioni, l’umidità lo attacca, lo gonfia e sembra distruggerlo: tuttavia, senza questo passaggio al nero, non è possibile che cambi stato perdendo le sue caratteristiche di seme per diventare germoglio. Inoltre, come la potatura del ramo secco produce nel nuovo ramo che spunterà più foglie, fiori e frutti, così la morte radicale del vecchio uomo permette la nascita, anzi la rinascita, del nuovo.
La Morte indica perciò un radicale cambiamento di stato, un cambiamento che avviene solo se muore il precedente modo di essere, una trasformazione. Il passaggio può essere doloroso, difficile, può gettare nella disperazione, nella malinconia, nel turbamento, ma è comunque indispensabile per l’evoluzione spirituale.

Questo Arcano richiede una particolare delicatezza nel’interpretazione, infatti alcuni consultanti si spaventano nel vedere questa carta. Tuttavia, non rimanda a predizioni negative, ma indica una grande trasformazione e cambiamenti, il necessario abbandono del passato per accedere a un futuro nuovo. Non è detto, naturalmente, che si tratti di un cambiamento indolore: vedere crollare le proprie illusioni, chiudere col passato, troncare legami o abitudini consolidate provoca sempre sofferenza. Tuttavia, quando si desidera un cambiamento, l’Arcano XIII lo provoca con una tale rapidità che può dare un grande sollievo.
A volte, l’Arcano XIII esprime il bisogno di manifestare un’energia che, per il momento, non sa esprimersi positivamente.
Dal punto di vista affettivo all’interno della coppia avviene un drastico cambiamento, nel senso di un’azione forte, un chiarimento che porta a riunire la coppia oppure, quando questo non sia più possibile, una rottura dolorosa ma positiva per l’evoluzione individuale
Dal punto di vista professionale può indicare un cambiamento di lavoro, un’ impresa condotta a termine dopo aver superato una serie di ostacoli.
Può indicare una persona solitaria, una persona che si rifà una vita dopo un grandissimo dolore.

 

Nuovo Papa sceglie il nome Francesco che in numerologia porta numero 11.

Il nome ha origine tedesca e significa ‘libero’.

 

la forzaLa Forza, arcano numero undici, è la prima carta della seconda serie decimale e contiene in sé tutte le qualità che sono state acquisite passando attraverso le carte precedenti. La Forza viene dopo il X perché solo chi ha potuto impugnare la Ruota per la manovella, ossia solo chi ha accettato il proprio destino e ha accettato di agire su di esso, può ottenere questa forza che si dispiega su ogni piano: spirituale, fisico, psichico; a questo punto si ottiene la capacità di intervenire nella realtà modificandola secondo il volere. XI è numero dispari, maschile, formato da X (la Ruota della Fortuna che simboleggia il destino) più 1, numero della Volontà che trasforma il subire passivamente gli eventi in un intervento attivo in essi. Ricordiamo che il Sole, segno della concentrazione e della volontà tesa verso un punto, è simboleggiato dal Leone, l’animale che la Forza domina. XI è uguale a 10 + 1, al Dieci si aggiunge l’unità: il primo ciclo è concluso e ne inizia un secondo che non ha più come figura emblematica iniziale il Bagatto, cioè il semplice atto creatore dello spirito, ma comincia con una figura di donna perché la potenza dello Spirito qui agisce sulla materia, è già calata nella realtà. La Potenza è femminile anche secondo la tradizione tantrica: è la dea, la Shakti, che dà potere al suo maschio, al suo dio, col quale forma l’inseparabile coppia. Infatti, non a caso, la Forza guarda a sinistra, lato femminile e ricettivo.
La Forza è raffigurata, nei tarocchi di Marsiglia, da un personaggio femminile che, a prima vista, sembra domare, con dolcezza e senza apparente sforzo fisico, un leone trattenendolo per le fauci.
Tuttavia, il leone sembra non porre resistenza, ma essere addomesticato; ciò significa che la Forza ha saputo vincere i suoi istinti, rappresentati dal leone, senza distruggerli, e da essi ha attinto una certa energia. Tale energia pulsionale viene canalizzata dalla donna per mezzo della sua coscienza, non a caso le braccia sono gialle. La Forza apre, quindi, la strada alle energie inconsce e permette l’emergere di una nuova coscienza che passa attraverso il rapporto con le forze istintive.
Questo Arcano ci insegna che la parte animale, istintiva e pulsionale di noi stessi non può venire trascurata. Per questa ragione, i sei denti aguzzi del leone si ripetono nelle sei punte rosse del cappello: la natura intellettuale ascolta la voce dell’animale, e l’animale ascolta l’influenza del mentale. Non ha senso soffocare l’energia dell’animale che è in noi, quando la si può giustamente incanalare e sublimare per utilizzarne l’immenso potenziale. Così fa l’alchimista che, ben lontano dal distruggere la materia vile, grezza, la purifica fino a trasformarla in oro. Alla stessa maniera, la forza bruta del leone, distruttiva e divoratrice finché lasciata a se stessa, diviene, se correttamente captata e domata, un prezioso strumento di evoluzione.
Il cappello della Forza ha la forma del simbolo dell’infinito come il cappello del Bagatto ad indicare che tra i due c’è un’analogia. Tuttavia, il cappello della Forza è coronato da una piccola corona rossa e vi predomina il colore giallo, colore della Coscienza. La coroncina rossa indica che la Forza ha dominato gli elementi ed è investita di un potere attivo, che come Bagatto non aveva ancora: qui ci sono dieci carte in più e cioè il Bagatto, divenuto Forza, ha subito 10 trasformazioni ed è arrivato allo stadio in cui può padroneggiare la materia bruta.
La Forza è cosciente dalla testa ai piedi, anche il suolo è di colore giallo. Si può vedere in essa la potenza stessa della Coscienza in quanto punto di unione tra l’alto e il basso, tra l’energia spirituale e l’energia istintiva.
La veste della donna è blu, con un manto rosso fuoco dal quale escono le maniche chiuse da un alto polsino giallo che ricorda le strisce di cuoio che i lottatori si stringono intorno ai polsi.
Il piede nudo della donna fuoriesce dalla veste, appoggiato al suolo per mezzo di un sandalo sottile. Questo piede nudo ci ricorda il personaggio del VI Arcano, l’Innamorato, con la differenza che qui all’innocenza del VI si aggiunge la tranquilla fiducia in se stessi dell’ XI per cui si va al combattimento con i piedi nudi, scoperti. L’unghia dell’alluce, come quella del pollice, sono dipinte di rosso. Va ricordato che l’unghia, nel corpo umano, simboleggia l’eternità in quanto continua a crescere anche dopo la morte. La vitalità eccezionale de La Forza si manifesta nel colore rosso delle sue unghie.
Le vesti sontuose confermano la regalità già indicata dalla corona. La Forza ricorda la Grande Dea mediterranea, adorata a Creta come Signora dei leoni e rappresentata su sigilli, vasi e in statuette come una donna dalla larga gonna, il seno scoperto, che tiene due serpenti stretti nelle mani e con due leoni rampanti ai lati.

Interpretazione carta al diritto:

La Forza è una carta attiva e molto positiva. Rimanda alla sicurezza e fiducia in se stessi, alla volontà, alla determinazione e al coraggio, qualità utili per ogni realizzazione. Le difficoltà vengono superate grazie alla propria capacità e determinazione.

 

Al nome Francesco sono legati :

Numero portafortuna: 4 (13)

Colore: blu

Pietra: zaffiro

Metallo: ferro

Segno corrispondente: Ariete

 

Dopo tutto questo ho capito perché mi sento serena.

Il cerchio si è chiuso. I Gesuiti hanno cominciato il gioco di prestigio e LORO devono concluderlo.

TUTTO VA BENE. Il GIOCO E’ FINITO E LORO SONO PRONTI DI AMMETTERLO.

LA LUCE HA VINTO DI NUOVO.

ADESSO ANDIAMO AVANTI NELLE NUOVE CREAZIONI.

Tanja

 

il mondoQuesto Arcano porta il numero XXI, il valore numerico più elevato dei Tarocchi. Rappresenta la realizzazione completa dell’unione degli opposti annunciata dall’angelo del Giudizio. Questa carta, indica il compimento dell’Opera iniziata quando il Matto, con le vesti del Bagatto, ha dispiegato davanti a sé il contenuto del sacchetto per giocare. È il risultato del Gioco, la ruota dei Tarocchi giunta al compimento. Al centro della carta è raffigurata una donna che pare danzare al centro di una corona di foglie azzurre, tenendo nella mano destra una boccetta, principio ricettivo, e nella sinistra una bacchetta, principio attivo. Come nel simbolo del Tao, lo yang sostiene lo yin e viceversa. La bacchetta è la stessa del Bagatto: ciò che era all’inizio ora è stato compiuto. Una stola di colore blu (in alto, dietro la nuca della donna) passa davanti al suo corpo diventando rossa. Sebbene il personaggio sia innegabilmente femminile, questa figura suggerisce l’unione dei due principi, l’androgino realizzato.
La corona veniva data come premio ai vincitori di gare sportive e artistiche, di lotte, di prove, di sfide, a tutti coloro che riuscivano a raggiungere la meta desiderata; perciò il fatto che la donna sia circondata da una corona a forma ovale fa venire in mente il trionfo su tutte le avversità, la realizzazione dell’Unità non solo su un piano spirituale o astratto, ma anche nella concretezza del mondo. Nella tradizione cristiana Cristo, la Madonna o i santi talvolta vengono rappresentati all’interno di un ovale. La mandorla è insieme un simbolo di eternità e una forma che ricorda il sesso femminile. Si può assimilare questo Arcano all’unità ritrovata del mondo nella sua totalità.
Ricorda anche l’uovo filosofico, infatti l’arte alchemica è paragonabile all’uovo in cui si ritrovano i quattro elementi: il guscio è la terra, l’albume è l’acqua, la sottilissima membrana che si trova sotto al guscio è l’aria mentre il tuorlo è il fuoco.
Quattro figure circondano la donna nella mandorla, come quattro energie di base unite in armonia al servizio dello stesso centro. Nella tradizione cristiana, l’angelo, il bue, l’aquila e il leone rappresentano i quattro evangelisti; corrispondono anche ai quattro segni cardinali dello Zodiaco: rispettivamente Acquario, Toro, Scorpione, Leone; rimandano ai quattro elementi: rispettivamente Acqua, Terra, Aria e Fuoco. L’animale di colore rosa carne non può essere identificato con certezza: cavallo o bue, è comunque un animale da traino che simboleggia l’offerta, l’aiuto, il sacrificio. A differenza degli altri tre elementi, questo animale non ha l’aureola perché non partecipa dell’eternità. In questa carta l’energia fìsica e materiale raggiunge la pienezza, il corpo nonostante sia effimero è purificato da qualunque macchia..
Le altre tre figure sono elementi cosmici: l’angelo rappresenta la perfezione emozionale, la santità, il cuore pieno di amore che si dedica al dare. L’aquila con la sua aureola simboleggia la realizzazione della mente: il genio. Il leone, anch’esso fornito di aureola, rappresenta la realizzazione dell’energia creatrice, una sublimazione che conduce lo sforzo selvaggio alla creazione cosciente, è la figura dell’eroe che non esita a sacrificare la propria vita. Le quattro energie si irradiano intorno al centro, completamente realizzate. E nel suo uovo azzurro, il personaggio centrale danza guardando verso sinistra: la ricettività. Il piede è appoggiato sul suolo rosso arato: l’attività vitale è stata lavorata nel piacere, il mondo è stato accettato così com’è, in piena coscienza. Sotto questo suolo vivo, celato a malapena sotto un laccio giallo, s’intravede un uovo bianco. Potremmo dire che è l’uovo della Papessa che si è schiuso in tutte le sue potenzialità. Questa carta potrebbe rappresentare l’animo mundi, l’agente universale che sta in tutte le cose e ci unisce a tutte le cose.

 

fonte http://www.tarocchi.it/arcani-maggiori/

 

 

 

 

 

 

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Io sono.... Chi sono io? La domanda eterna di ogni persona da sempre. Questo blog è il risultato, lo specchio, il modo, e la strada che sto precorrendo nella mia personale ricerca di risposte a questa domanda In questo blog troverete tutto quello cosa ho scoperto fino adesso e cosa ancora sto scoprendo. Io credo che questa ricerca non finirà mai. Credo che siamo esseri multidimensionali creati da perfezione d’amore incondizionato e universale e come tali anche noi siamo perfetti esseri d’amore con i poteri divini di creazione. Siamo esseri divini che possiedono stesse caratteristiche della nostra fonte. Noi siamo l’amore, la sapienza, la giustizia e la potenza. Una volta ho scritto: Fu una volta un popolo divino........ che dimenticò di esserlo.. dimenticò realtà parallele frequenze divine connessione divina libera connesione divina. Un giorno pieno di luce hanno cominciato...... In che modo continua la favola e in che modo finirà dipende da tutti noi. Adesso dobbiamo solo ricordarci di essere Dei. Per questa ragione ho battezzato il mio blog con questo nome. Mi sento come una Dea che stava dormendo per tanto tempo ed adesso si sta risvegliando. Forse sono ancora un po’ assonnacchiata ma i miei sensi si stano risvegliando sempre di più per poter vedere differenza tra il vecchio mondo e il nuovo mondo che sta nascendo. Quel nuovo mondo, quella nuova realtà è creata nella condivisione. Non poteva essere diversamente perché siamo tutti collegati. Tutti noi siamo un unico organismo vivente che solo collaborando può vivere e crescere. Sono certa che tutti noi, i Dei risvegliati, stiamo creando qualcosa che ancora non esisteva nel multiverso. Sono certa che siamo capaci di farlo unendoci. Questo blog è un mio contributo al condivisione in creazione. Che l’amore ci guida. Tanja

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Un commento su “Papa Francesco – IL CERCHIO E’ CHIUSO

  1. zazaxx il said:

    scusami tanto ma forse non hai capito non va tutto bene i gesuiti non sono brave persone e si hanno iniziato loro ma s e finiscono loro finirà tutto ma in peggio
    by zazaxx

I commenti sono chiusi.