Il Dalai Lama: senza fisica quantistica, la religione è una visione parziale

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Il Dalai Lama a Nuova Delhi. Foto: Daniel Oberhaus

Da quando Copernico pubblicò Sulle rivoluzioni dei corpi celesti nel 1543 per illustrare le sue teorie eliocentriche e, quindi, dare il via alla moderna ricerca scientifica, scienza e religione si sono sempre mal tollerate a vicenda. Anche se Copernico non venne perseguitato per le sue opinioni dalle autorità religiose (anzi, papa Clemente VII espresse profondo interesse per l’opera dello studioso e quest’ultimo dedicò il suo scritto a Papa Paolo III), Galileo, l’erede intellettuale di Copernico, non fu così fortunato e venne condannato dall’Inquisizione romana nel 1633, a testimonianza di quanto labile fosse la tolleranza tra le due discipline.

Questo approccio esclusivo al mondo, nel quale i fenomeni vengono presi in considerazione da un punto di scientifica oppure religioso, ha caratterizzato la ricerca sin dai tempi in cui Galileo venne condannato agli arresti domiciliari per le sue idee eretiche (ma scientificamente accurate.) Le manifestazioni contemporanee più estreme di questa mentalità sono osservabili nei conflitti tra gruppi religiosi che sostengono posizioni negazioniste riguardo ai mutamenti climatici e i paladini della libertà della ricerca scientifica battezzatisi come Nuovi Atei.

Ma cosa accadrebbe se adottassimo un approccio diverso al mondo, che non richieda di restare fermi all’interno delle proprie convinzioni esclusivamente in uno solo dei due campi, scientifico o religioso? Questa è stata la domanda posta da Tenzin Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama, che la scorsa settimana ha presieduto una conferenza di due giorni su fisica quantistica e filosofia Madhyamaka a Nuova Delhi. Secondo Sua Santità, conciliare le filosofie scientifiche e religiose potrebbe rivelarsi essenziale per il futuro della nostra specie.

“Spero che incontri di questo tipo possano servire a due scopi: estendere la nostra conoscenza e migliorare la nostra visione della realtà in modo da controllare meglio i nostri sentimenti contrastanti”, ha dichiarato il Dalai Lama giovedì, aprendo la conferenza. “Quando ero giovane, la scienza ha favorito lo sviluppo economico e materiale in maniera fondamentale. Più avanti, nel corso del Ventesimo secolo, gli scienziati sono arrivati a comprendere che anche la pace della mente è vitale per la salute fisica e il benessere dell’uomo in generale… Combinando l’empatia con l’intelligenza, spero che riusciremo a contribuire sempre di più al benessere dell’umanità.”

Il Dalai Lama non è nuovo ad occuparsi di scienza e, durante il suo mandato come capo del Tibet in esilio, ha sostenuto la complementarietà della scienza con la filosofia orientale (persino il presidente Mao elogiò il Dalai Lama per la sua “mente scientifica” subito dopo aver comunque ricordato a Sua Santità che “la religione è veleno”). Questa compenetrazione di interessi così estesa era evidente anche nella varietà del pubblico che ha assistito al suo intervento, che comprendeva circa 150 monaci tibetani noti come bhikkhus, accademici e molti studenti che hanno affollato il centro conferenze della Jawaharlal Nehru University per ascoltare il Dalai Lama discutere dell’intersezione tra fisica quantistica e filosofia buddista Madhyamaka assieme ad un gruppo di fisici e di monaci studiosi.

Alcuni estratti dal primo giorno della conferenza a Nuova Delhi.

Come ha ricordato il Dalai Lama nel suo discorso di apertura, le affinità di interessi tra la scienza quantistica e la filosofia Madhyamaka, una delle principali scuole di pensiero buddhista, le aveva comprese circa 20 anni fa, dopo una discussione con il fisico nucleare indiano Raja Ramanna.

Secondo quanto raccontato da Sua Santità, Ramanna aveva studiato i testi di Nagarjuna ed era rimasto molto sorpreso nel constatare quanto le idee di questo filosofo Madhyamaka di duemila anni fa fossero complementari alla comprensione della fisica quantistica contemporanea raggiunta da lui.

Il Dalai Lama discute con Ghesce Ngawang Sangye e Ghesce Ngawang Samten. Foto: Daniel Oberhaus

Generalmente, le scuole filosofiche principali che fanno capo al buddismo sono considerate due: Mahayana e Theravada. Madhyamak (“quella che si trova al centro” o “la via di mezzo”) appartiene alla scuola di pensiero Madhyamaka ed è stata sviluppata da Nagarjuna nel Secondo secolo. Nonostante il numero sbalorditivo di sottili differenze interpretative emerse nelle filosofie di Nagarjuna nel corso degli anni, l’idea che le unisce tutte è quella di vuoto.

Nel pensiero Madhyamaka, tutte le cose sono vuote nella misura in cui non hanno nessun tipo di essenza o esistenza. Questa vuotezza appartiene non solo alle persone e alle cose, ma anche alle categorie analitiche utilizzate per descriverle. Secondo Nagarjuna, la vuotezza è il prodotto dell’origine comune di tutte le cose: tutti i fenomeni mancano di esistenza perché la loro esistenza autentica dipende dalle condizioni che le hanno poste in essere.

Comunque, per Nagarjuna dire che niente abbia un’essenza in sé non significa sostenere che niente esiste, ma soltanto che niente possiede “una natura stabile e permanente.” Per chiarire il concetto, Nagarjuna ha posto due verità: una convenzionale e una definitiva. Così facendo ha riconosciuto la possibilità di percepire le cose simultaneamente come effettivamente esistenti nel mondo (verità convenzionale) e allo stesso tempo mancanti di una vera essenza (la verità definitiva). Mantenendo queste due posizioni solo apparentemente contraddittorie è possibile riconoscere che la ‘realtà’ è un fenomeno esperienziale, non una realtà oggettiva indipendente dalla nostra percezione.

Se siete confusi sul legame tra questi principi antichissimi sulla natura della realtà e l’attuale fisica dei quanti non preoccupatevi, non siete gli unici.

Uno degli esempi più calzanti dell’intersezione tra Madhyamaka e fisica quantistica è da ricercare nel principio della dualità onda-particella, che sostiene che le particelle elementari (fermioni e bosoni) possono mostrare le caratteristiche di particelle e onde allo stesso tempo, il che significa che hanno una doppia natura.

“Non sembrano esserci probabilità di descrivere pienamente il fenomeno della luce scegliendo uno dei due linguaggi [particella o onda]” dichiarava Einstein. “A volte siamo costretti a usare una teoria, a volte l’altra, altre volte dobbiamo usarle entrambe. Siamo di fronte a un altro tipo di difficoltà: abbiamo due immagini contraddittorie della realtà, che prese separatamente non riescono a spiegare il fenomeno della luce, ma insieme sì.”

Così come la funzione d’onda, la matrice utilizzata dai fisici per descrivere lo stato di un sistema in un determinato momento, la dualità onda-particella ci porta a uno deiproblemi centrali della scienza dei quanti: esiste una realtà oggettiva e indipendente in grado di essere quantificata, o le misurazioni non sono altro che prospettive soggettive dipendenti dall’osservatore?

Come hanno evidenziato Einstein e altri fisici, queste due realtà acquistano senso solo se considerate inseparabili: una via di mezzo, un po’ come la filosofia Madhyamaka.

Da una parte, l’atto dell’osservare collassa dall’indeterminatezza della funzione d’onda alla realtà definita: il gatto nella scatola è o vivo o morto, il raggio di luce è composto o da particelle o da onde e ciò è determinato dall’atto dell’osservazione. Sia in un caso che nell’altro, la realtà sottostante è che il gatto e la luce non hanno caratteristiche intrinseche, ma possono essere caratterizzate da una gamma di probabilità.

Un altro aspetto della meccanica quantistica di cui vale la pena parlare è il principio dell’entanglement. Affrontato sia da Einstein che da Schrödinger nel 1935, questo principio viene chiamato in causa quando coppie o gruppi di particelle vengono generati in modo tale che lo stato di ognuno di esse non può essere determinato. Piuttosto, l’osservatore deve considerare lo stato del sistema quantico come un intero. Con un sistema del genere, lo stato di ogni particella è correlato con quello delle altre; pertanto, la misurazione di una singola particella influenzerà tutte le altre a essa correlate (quella che Einstein chiamana “inquietante azione a distanza”) facendo crollare lo sato precedente dell’intero sistema.

Il Dalai Lama ha insistito sulla necessità che la ricerca fisica e filosofica mirino a di superare l’ignoranza e a porre fine alla sofferenza

Prendendo in prestito il linguaggio della filosofia di Nagarjuna, potremmo dire che la fisica dei quanti si fonda su due verità: una verità convenzionale (la realità che emerge dall’osservazione) e la verità definitiva (una realtà indeterminata espressa in probabilità). Questi due principi della meccanica quantistica rispecchiano la filosofia Madhyamaka nella misura in cui il secondo professa che le cose esistono effettivamente senza nessuna essenza entrinseca e oggettiva, e che ricavano il loro essere dalle nostre interpretazioni.

Ma c’è di più, in entrambi i casi la spiegazione delle due verità è molto simile. Per la fisica quantistica, l’entanglement è un’espressione quantificabile della nozione di generazione dipendente—lo stato di una particella non può essere determinato per via della sua dipendenza da tutto il sistema, un po’ come i fenomeni di Nagarjuna che non possono avere un’essenza intrinseca perché la loro esistenza è dipendente dalle condizioni che le hanno generate.

Idee di questo tipo sono state espresse nel corso della conferenza di due giorni a JNU, a Nuova Delhi. Per la maggiorparte, la connessione esplicita tra Madhyamaka e fisica quantistica è stata lasciata all’interpretazione del pubblico. I fisici sono rimasti nel loro campo, così come i monaci.

Come ogni concetto in sé, composto da idee apparentemente contraddittorie che alla fine risultano complementari, Sua Santità ha insistito sulla necessità che lo scopo della ricerca fisica e filosofica sia quello di superare l’ignoranza e porre fine alla sofferenza, due traguardi che rappresentano senza dubbio i principali obiettivi del buddismo. Sia la scienza che la religione hanno i loro campi di applicazione specifici, ma una senza l’aiuto dell’altra possono condurre a risultati poco auspicabili, per non menzionare il fatto di fornire un quadro parziale e incompleto della realtà.

“In questo momento, assistendo alle tragedie in corso nel mondo, limitarsi a piangere e a pregare di fronte ad esse non servirà a molto,” ha dichiarato Sua Santità. “Anche se possiamo essere inclini a pregare Dio o Buddha per aiutarci a risolvere questi problemi, loro potrebbero benissimo risponderci che essendo stati causati dall’uomo, spetta a noi risolverli. La maggior parte dei problemi contemporanei sono nati dagli esseri umani, quindi è ovvio che dobbiamo essere noi a trovarne le soluzioni. C’è grande bisogno di adottare un approccio laico per diffondere dappertutto i valori umani universali. La percezione che la natura umana di base è fondamentalmente positiva rappresenta una fonte di speranza incredibile [la quale]… Se ci impegnassimo profondamente sotto questo punto di vista, riuscirebbe a cambiare il mondo in meglio “.

Fonte
http://motherboard.vice.com/it/read/dalai-lama-fisica-quantistica

Cambiamento, SPIRITUALITA' ,

Informazioni su Tanja

Io sono.... Chi sono io? La domanda eterna di ogni persona da sempre. Questo blog è il risultato, lo specchio, il modo, e la strada che sto precorrendo nella mia personale ricerca di risposte a questa domanda In questo blog troverete tutto quello cosa ho scoperto fino adesso e cosa ancora sto scoprendo. Io credo che questa ricerca non finirà mai. Credo che siamo esseri multidimensionali creati da perfezione d’amore incondizionato e universale e come tali anche noi siamo perfetti esseri d’amore con i poteri divini di creazione. Siamo esseri divini che possiedono stesse caratteristiche della nostra fonte. Noi siamo l’amore, la sapienza, la giustizia e la potenza. Una volta ho scritto: Fu una volta un popolo divino........ che dimenticò di esserlo.. dimenticò realtà parallele frequenze divine connessione divina libera connesione divina. Un giorno pieno di luce hanno cominciato...... In che modo continua la favola e in che modo finirà dipende da tutti noi. Adesso dobbiamo solo ricordarci di essere Dei. Per questa ragione ho battezzato il mio blog con questo nome. Mi sento come una Dea che stava dormendo per tanto tempo ed adesso si sta risvegliando. Forse sono ancora un po’ assonnacchiata ma i miei sensi si stano risvegliando sempre di più per poter vedere differenza tra il vecchio mondo e il nuovo mondo che sta nascendo. Quel nuovo mondo, quella nuova realtà è creata nella condivisione. Non poteva essere diversamente perché siamo tutti collegati. Tutti noi siamo un unico organismo vivente che solo collaborando può vivere e crescere. Sono certa che tutti noi, i Dei risvegliati, stiamo creando qualcosa che ancora non esisteva nel multiverso. Sono certa che siamo capaci di farlo unendoci. Questo blog è un mio contributo al condivisione in creazione. Che l’amore ci guida. Tanja

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11 thoughts on “Il Dalai Lama: senza fisica quantistica, la religione è una visione parziale

  1. Non si dice forse che Dio sia Tutto?, allora chi ha la pretesa di rappresentarlo, forse non ha letto tutto il “libro” di Dio, visto che si appoggia ad altri per la propria conoscenza.
    I Veda informano che una Sua scintilla è sempre accanto a Noi per guidarci, che bisogno c’è quindi della fisica quantistica?, di rappresentanti che periodicamente cambiano come fa la politica?, non esistono forse delle regole Universali eterne?, basate sull’Amore?.
    Credo che se molti più individui seguissero quelle regole universali, molti falsi sparirebbero in breve tempo.
    Un caro saluto.
    Renzo

    • Tanja il said:

      Renzo, dipende che cosa ognuno di noi vede come Dio. Proprio oggi ho scritto un mio pensiero a riguardo. http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=14862
      Chi ha detto che esistono le regole universali?
      Chi ha detto che sono basate proprio sul amore?
      Sai molte cose non sono come sembrano, magari non sono più per me.
      Parliamo di Dio, parliamo di amore, parliamo di essere umano, di umanità, ma che cosa sono davvero?
      Esiste una definizione universale?
      Quale è nominatore in comune a tutte diverse definizioni che sono date al Dio o amore?
      Dove lo troviamo?

  2. Cara Tanja,
    anche trovando quel nominatore comune a tutte diverse definizioni che sono date al Dio o amore, non sarebbero basate su convinzioni di individui condizionati?, che valore avrebbe quel nominatore comune?; in realtà non esistono regole ma solo L’amore trascendentale dal quale “nascono” come guida ad un buon convivere; come i cartelli stradali, ma quando si consce perfettamente la strada fino in fondo non c’è bisogno di cartelli, se però si conosce la strada fino ad un certo punto, credo che qualche cartello da lì in poi non sia fuori logica e Noi conosciamo solitamente soltanto la strada percorsa fino ad ora.
    Questo è il mio punto di vista.
    Cari saluti.
    renzo

    • Tanja il said:

      Renzo, ma non è proprio questo che cosa ognuno di noi cerca? Cercando Dio stiamo cercando noi stessi e scoprendo noi stessi stiamo scoprendo Dio?
      ” in realtà non esistono regole ma solo L’amore trascendentale dal quale “nascono” come guida ad un buon convivere;” queste tue parole sono la tua convinzione o verità assoluta? Se è tua convinzione, su che cosa è basata? Se è verità assoluta, dimmi dov’è l’hai trovata?
      Renzo io comprendo che cosa tu stai dicendo, ma tutto questo conferma che ogni credenza si sta basando su qualche condizionamento.
      Se si potrebbe trovare il nominatore comune, non ti sembra che questo spiegherebbe la natura divina e il modo in cui funziona? SE si sa come acendere un fuoco non sei costretto che un lampo colpisce l’albero per poterti preparare la cena. Sai come accenderlo e lo accendi ogni volta che vuoi. Non è questa differenza tra credenza e il sapere? Non è questa differenza tra dipendenza è indipendenza? Non è questa differenza tra essere vittima delle ocasioni ed essere libero? Con pieno rispetto di ogni scelta, io ho scelto la libertà attraverso il sapere ed sentire multidimensionale (quantistica).

  3. Nietzsche aveva profetizzato bene, in anticipo, quando faceva dire al saggio pazzo: dio è morto. Quancuno ha visto dio? Sapete dove si è nascosto? In questa nuovo modo di essere del mondo, è morto il dio delle religioni, ed è nato il Vero Dio: il Superuomo! L’Uomo insieme particella e onda. La vuotezza è l’origine comune, l’Universale, l’Etere, lo Zero, il Non-Numero, Iside, Maria, Vergine nera. Il Vuoto quantico senza dimensioni, ma multidimensionale in potenza. L’altra parte dell’Androgeno, cioè del Superuomo, è la sua verità convenzionale, la particella, l’atomo divino, Coscienza universale e individuale,
    e quindi principio di necessità, e quindi di doppia natura, Il Dio vero fatto Uomo, Cristificatosi, come fenomeno esperienzale, Apollo, Hermes, Dioniso, Horus. E’ il Natale, e dallo zero, l’intererminato, nasce la Luce del solstizio, e vi sarà come sempre, l’allineamento tra Sirio e le tre stelle della cintura di Orione a miracol mostrare. Nasce il Cristo, La Forma originaria che contiene in sé, in potenza, tutte le forme, e quindi tutti i numeri. Alleluia! Il Buco nero dell’universo, centro di ogni galassia, di ogni stella, di ogni pianeta, di ogni uomo, di ogni cellula, di ogni atomo, si manifesta nel miracolo della nascita della COSCIENZA. Ma quanta fatica e attesa per trasmutare questo vile piombo in ORO splendente ed eterno. Certo che quelli che si affaticano per trasmutare i ferri vecchi delle grondaie in puro oro zecchino del volgo, resteranno nel loro stato di sonnambulismo ad oltranza.
    Un Augurio per il Natale a tutti Voi, ed un Prosit a bere dalla Coppa del Santo Graal, fino all’ebrezza, il Vino della Verità.
    Prosit!!!

  4. Ancora una precisazione brevissima: Dal Vuoto nasce l’Onda, la quale per prendere coscienza di sè, deve rispecchiarsi, riflettersi, e così nasce la Particella.

  5. L’Onda e la Particella si attraggono, in stato di Amore, due poli del Magnetismo. L’Amore non è un fare qualcosa, ma uno stato dell’Essere plasmatico.

  6. Cara Tanja, stavolta premetto che si tratta della mia personale opinione.
    Cercando Dio troviamo anche Noi stessi, certamente, ma cercando Noi stessi non equivale a trovare “Dio” al 100%, siamo o non siamo scintille?.
    Se io sono Dio, allora tutti gli altri chi sono?, questa è grossa, scatenerà un putiferio.
    Trovare dei cartelli che Ti avvertono di possibili pericoli, lavori in corso, deviazioni ecc., per aiutarti infine in un viaggio che possa andare a lieto fine, è così deleterio?.
    Certo che se sappiamo che quei cartelli sono stati messi da esseri malvagi, non li seguirei e preferirei affidarmi al mio intuito od ispirazione; ma se sono stati messi da Esseri amorevoli, ed aggiungici pure il Nostro intuito, quanto meglio sarà il percorso.
    Certo che se dopo il primo cartello nasce un problema, penso sia stato un errore, se capita il secondo comincio a dubitare, ma se capita anche il terzo allora è intenzione e pertanto non guarderò più i cartelli, non è forse questo ciò che sta succedendo dopo anni di cattolicesimo?, significa forse che vere guide non esistono?, che dobbiamo fin dall’inizio usare l’intuito trascurando cartelli benefici, solo perché al momento non si riesce a comprendere il perché di certe deviazioni od indicazioni che sembrano strane?.
    Quando l’allievo è pronto, il Maestro arriva ed il compito del Vero Maestro è quello di farti incontrare con Tè stesso e con Dio nel Cuore.
    Comunque a mè la parola Dio non piace per niente, non c’è Amore, non c’è unione, preferisco pensare a quell’Essere Originale dal quale tutto emana.
    Il Nostro amato Sole ne è un esempio, senza di Lui, non ci sarebbero i Suoi raggi e seppur partecipi di tutte le qualità del Sole, non sono comunque il Sole in Sè stesso ed anche riunendoli tutti assieme, non avrebbero mai comunque la potenza del Sole che rimane Sole nonoste i raggi la pensino diversamente.
    Quando si parla di Fonte, a cosa o chi ci si riferisce?, se non alla causa originale di tutte le cause?.
    Mi fermo quì, con un caro saluto a Tutte/i.
    Renzo

  7. Direi ancora: cosa ci viene a dire questo dalai lama?
    ma se la fisica quantistica sta praticamente confermando ciò che i Saggi Vedici affermavano millenni orsono, direi che il dalai lama è un pò arretrato, o sta tentando di tenere alto il prestigio?
    Cari saluti.
    renzo

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