Ieri ho sentito la rabbia – tutta colpa di un elefante

 

elefante

Ieri ho sentito la rabbia

Ieri ho sentito la rabbia, la rabbia molto forte. Rabbia che è sorta in una discussione, in un semplice scambio di opinioni. E’ esplosa lì in quel momento ma non era nata lì. Si accumulava pian pianino da tanto tempo. Ieri bastava solo poco che tutto esplode.

La riconosciuta, le ho dato il nome e la osservavo provando a capire perchè questa reazione. Si era reazione a qualcosa arrivando dal esterno che voleva indicarmi qualcosa nel interno. Le emozioni lo sono sempre, solo reazioni a qualcosa fuori di noi. Emozioni non sono creazione, non sono la fonte, le emozioni sono il riflesso. Ed io già da tempo ho imparato che è inutile pettinare lo specchio se voglio mettermi capelli in ordine.

Rabbia non era il problema ma dovevo osservarla bene.

E’ esplosa nel momento quando qualcuno mi ha chiesto di mia opinione di un argomento.

Nulla di grave. Nulla di speciale. Le persone mi chiedono di dare mia opinione in continuo. E io sempre sto rispondendo con la MIA OPINIONE che risponde alla MIA VERITA’ in QUELLO STESSO MOMENTO.

Ritengo che si deve dire la propria verità e che questo è basi di libera espressione, ma io non andrò mai a dire che tua opinione è sbagliata. Come potrei farlo se giusto o sbagliato sono spariti come punti di orientazione e come criteri di osservazione.

Le persone mi presentano le loro visioni del mondo e della vita e mi chiedono che cosa ne penso.

In quella situazione ho 2 scelte.

  1. Dire che cosa ne penso io e
  2. Rifiutare a rispondere.

Rifiutare a rispondere non è stato mai il mio modo. Significa che rispondo sempre e rispondo con massima apertura e sincerità. Non giro intorno l’argomento. Punto subito in centro. Non sto usando i nascondigli e guanti diplomatici. Dico subito la MIA opinione del ARGOMENTO di discussione.

Se mia opinione è diversa da loro, spesso, molto spesso, le persone si sentono offese e giudicate e loro reazione è che mi dicono che io sto sbagliando e stano provando a convincermi che loro hanno ragione. Si difendono, si giustificano ma in modo di dire che io sto sbagliando. E’ come dirmi tu devi pensare come me e quando aggiungono ancora che è tempo di unione e non di separazione io esplodo. Ecco questo è successo ieri.

La mia rabbia non era indirizzata verso l’ultima persona che mi ha detto queste cose. Era indirizzata verso il concetto che io non devo pensare come voglio perchè è tempo di unione e devo pensare come tutti gli altri.

Io devo sacrificare la mia libertà, il mio essere per un scopo più alto.

Mai.

E Mai.

E Mai.

La libertà è bene più alto. Se si sta costruendo una società basata sulla libertà allora ogni essere in quella società deve essere libero di esprimere quello che cosa in quel momento è.

Chi è, o chi sono quelli che si prenderanno diritto di decidere che cosa deve essere o pensare o esprimere ognuno di noi?

Dopo millenni di vite vissute in esplorazioni di tanti tipi di “libertà condizionate” per ME è arrivato il momento per la libertà incondizionata.

Ma come esprimere questo concetto a qualcuno chi ancora pensa che questa realtà è unica esistente?

Come spiegare questo concetto a qualcuno che ha letto qualcosa di realtà parallele e di infinite possibilità secondo le leggi di fisica quantistica, ma non le ha mai integrato dentro di se e nei prori schemi mentali?

Come spiegare questo concetto a qualcuno chi ancora pensa in modo che multidimensionalità va bene, ma andiamo prima a risolvere questi problemi qui?

Come spiegarlo a qualcuno chi ancora vede il salvatore nel qualche arcangelo o politico di turno e non ha accettato che è lui con la propria energia il potere supremo della propria realtà?

Questa rabbia non mi ha lasciato a dormire tanto stanotte.

Quella rabbia mi ha fatto vedere il momento del adesso

Sono davvero grata a questa rabbia.

Stiamo creando uno nuovo paradigma.

Questo è vero.

Ma che tipo di paradigma?

E uno o ci sono tanti tipi di nuovo paradigma?

Ci stiamo unendo, si.

Ma di che unione si tratta?

Permettetemi a questo punto di esporre qui una ben conosciuta storia

Successe in India. Tanto tempo fa.

Una volta nel parco di Anatapindika, nella città di Jetavana presso Savatthi, religiosi, dotti e scienziati litigavano furiosamente, si accapigliavano, si offendevano. Ognuno pensava di dire ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e ognuno aveva l’idea che era giusto ciò che diceva lui e sbagliato quello che diceva un altro.

Ognuno era così convinto di essere dalla parte della ragione che neanche ascoltava quello che l’altro aveva da dire e appena si accorgeva che voleva dire qualcosa di diverso lo offendeva dicendo: «È giusto come la penso io, la tua idea è sbagliata».

E l’altro lo stesso: «Ma che dici? La mia è l’idea giusta, è la tua che è sbagliata». E litigavano ancora.

Per lo più litigavano per un fatto: che uno diceva che l’universo è grande grande grande, così grande che praticamente non ha né una fine e né un inizio. Praticamente: l’universo è infinito.

Ma l’altro non era d’accordo perché diceva che invece il mondo è finito e faceva un disegno del villaggio in cui vivevano per dimostrarlo.

Ma non litigavano solo per questo.

C’era chi diceva che gli animali hanno un’anima e chi diceva di no.

Uno che il tempo non ha né un inizio e né una fine – come quell’altro aveva detto dell’universo – e l’altro santone si stropicciava la barba e iniziava a contare «uno due tre… mille… vedi che si può contare il tempo?

Quindi se si può contare con i numeri a un certo punto finirà!»

Nonostante fossero tutte persone molto colte e istruite ognuno però usava la sua sapienza per offendere con le parole l’altro.

Uno diceva: «Sei uno stupido. La terra gira, altro che ferma».

E l’altro: «Se gira allora tutto dovrebbe cambiare sempre».

Poi si davano dello sciocco perché per uno la terra era rotonda e per un altro piatta.

Insomma in questa città, che si chiamava Savatthi, regnava una grande confusione.

Ma per fortuna tra tutti i saggi ce n’era uno di gran lunga più saggio.

Tanto saggio da non cadere nei facili tranelli delle discussioni, da vivere in disparte e con modestia ma sempre disposto ad accettare l’idea espressa da un’altra persona.

Questa sua serenità lo rendeva ancora più saggio ed era da tutti riconosciuto come un saggio dei saggi.

Anzi diciamo pure il saggio per eccellenza.

Ma il nostro dotto amico, saputo di quello strano conflitto, si era molto contrariato perché pensava che era buffo che persone così intelligenti e profonde non riuscissero a trovare un accordo sulla loro ricerca di verità e che fossero convinte che la loro verità fosse così giusta da offendere quella dell’altro.

Avrebbe potuto intervenire anche lui cercando di capire cosa diceva uno e cosa l’altro, ma rendendosi conto che non sarebbe servito a nulla entrare nella discussione decise di raccontare una storia che li aiutasse a capire.

La storia che gli raccontò era quella di un gruppo di ciechi e di un elefante.

E la storia diceva così.

Cari monaci, un re in un tempo molto antico, in questa stessa città mandò a chiamare tutti coloro che erano nati ciechi.

Dopo che questi si furono raccolti in una piazza mandò a chiamare il proprietario di un elefante a cui fece portare in piazza l’animale.

Poi chiamando a uno a uno i ciechi diceva loro: questo è un elefante, secondo te a cosa somiglia?

E uno diceva una caldaia, un altro un mantice a seconda della parte dell’animale che gli era stata fatta toccare.

Un altro toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero.

Per uno le zanne erano un aratro.

Per un altro il ventre era un granaio.

Chi aveva toccato le zampe le aveva scambiate per le colonne di un tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto la fune di una barca, chi aveva messo la mano sull’orecchio aveva detto un tappeto.

Quando ognuno incontrò l’altro dicendo quello a cui secondo lui somigliava l’animale discutevano animatamente perché ognuno era convinto assolutamente di quello che aveva toccato.

Perciò se gli chiedevano a cosa somigliasse un elefante diceva l’oggetto che gli era sembrato di toccare.

Naturalmente se uno diceva un mantice e l’altro una caldaia volavano gli insulti perché nessuno metteva in dubbio quello che aveva sentito toccando la parte del corpo dell’elefante.

Il re vedendoli così convinti della loro sicurezza e litigiosi si divertiva un mondo. Ma alla fine decise di aiutarli a capire, e a due a due li invitava a toccare quello che aveva toccato l’altro e a chiedergli a cosa somigliasse.

Così tutti dicevano quello che sosteneva l’altro e si invertivano i ruoli.

Come se fosse stato un gioco li invitò a parlare tra di loro e alla fine tutti si formarono l’idea di come in realtà l’elefante fosse.

Tutti furono d’accordo che era un mantice con un ramo di un albero nel mezzo e a lato un aratro con due tappeti sopra un granaio sostenuto da colonne e tirato da una fune di barca.

Dopo che il saggio Maestro ebbe finito di raccontare questa storia disse: «Miei saggi discepoli voi fate la stessa cosa. Non sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato né ciò che è bene e ciò che è male e per questo litigate, vi accapigliate e vi insultate. Se ognuno di voi parlasse e ascoltasse l’altro contemporaneamente la verità vi apparirebbe come una anche se ha molte forme».

Ecco, questo è il momento in cui viviamo nel adesso. Sembra un grande confusione perchè pochi o nessuno ancora ha tolto completamente il velo dalla vera realtà, o magari io lo vedo così, perchè neanch’io vedo ancora completamente chiaro.

Ogni nostra creazione dipende ed è basata sul immagine e parte del elefante che ha toccato attraverso proprie esperienze.

E normale che queste creazioni sono diverse.

Quelli che hanno toccato e hanno visto elefante come il suo orecchio si uniranno in modo spontaneo per creare la loro società basata sul “orecchio”.

Quelli che hanno toccato e hanno visto elefante come la sua coda si uniranno per creare la società basata sulla “coda”.

E così via.

Quelli che sono riusciti alzarsi abbastanza in alto per vedere intero elefante baseranno le loro unioni e la loro società su quella immagine.

Costringere altri di vedere che cosa non hanno visto non è la libertà.

Non lo è per me.

Se non altro, io mi ricordo bene verso dove portavano le società dove si sacrificava la libertà personale per il bene più alto.

Le discussioni chi ha ragione e chi ha torto sono inutili.

Ma scambio di informazioni e visione è utile per quelli che vogliono davvero avere un immagine più ampia.

Perciò, io non vi dirò mai che cosa dovete vedere o fare.

Ma se mi chiedete che cosa io penso, vi dirò la mia opinione e visione.

Non dovete essere d’accordo con me io non mi offenderò e non mi arrabbierò.

Ma se provate a dirmi che io sto sbagliando e costringermi ad unirmi in creazione che io non sento come mia ….

No, non mi arrabbierò più, perchè la rabbia ha finito il suo lavoro in questo caso, ma mi girerò e mi allontanerò.

La mia creazione è diversa e nel multiverso che sta offrendo infinite possibilità c’è posto per tutto.

Tutto questo ho vissuto come uno dei tanti regali che mi sono arrivati con questa eclissi di sole del 23 ottobre 2014.

Di altri regali scriverò nei prossimi articoli

Tanja

 

IO SONO....... ,

Informazioni su Tanja

Io sono.... Chi sono io? La domanda eterna di ogni persona da sempre. Questo blog è il risultato, lo specchio, il modo, e la strada che sto precorrendo nella mia personale ricerca di risposte a questa domanda In questo blog troverete tutto quello cosa ho scoperto fino adesso e cosa ancora sto scoprendo. Io credo che questa ricerca non finirà mai. Credo che siamo esseri multidimensionali creati da perfezione d’amore incondizionato e universale e come tali anche noi siamo perfetti esseri d’amore con i poteri divini di creazione. Siamo esseri divini che possiedono stesse caratteristiche della nostra fonte. Noi siamo l’amore, la sapienza, la giustizia e la potenza. Una volta ho scritto: Fu una volta un popolo divino........ che dimenticò di esserlo.. dimenticò realtà parallele frequenze divine connessione divina libera connesione divina. Un giorno pieno di luce hanno cominciato...... In che modo continua la favola e in che modo finirà dipende da tutti noi. Adesso dobbiamo solo ricordarci di essere Dei. Per questa ragione ho battezzato il mio blog con questo nome. Mi sento come una Dea che stava dormendo per tanto tempo ed adesso si sta risvegliando. Forse sono ancora un po’ assonnacchiata ma i miei sensi si stano risvegliando sempre di più per poter vedere differenza tra il vecchio mondo e il nuovo mondo che sta nascendo. Quel nuovo mondo, quella nuova realtà è creata nella condivisione. Non poteva essere diversamente perché siamo tutti collegati. Tutti noi siamo un unico organismo vivente che solo collaborando può vivere e crescere. Sono certa che tutti noi, i Dei risvegliati, stiamo creando qualcosa che ancora non esisteva nel multiverso. Sono certa che siamo capaci di farlo unendoci. Questo blog è un mio contributo al condivisione in creazione. Che l’amore ci guida. Tanja

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2 commenti su “Ieri ho sentito la rabbia – tutta colpa di un elefante

  1. La favola dell’elefante è veramente saggia:
    Ogni uomo è un mondo, con una propria vibrazione, e conseguentemente con una propria visione.
    E’ veramente difficile accettare o imporre rabbiosamente le proprie visioni della vita.
    Da qui nascono litigi e sofferenze.
    La saggezza è rispettare le visioni degli altri, sapendo che difficilmente possono coincidere con le nostre.
    E quindi occorre avere rispetto, sopportazione, ed è quello che Kryon chiama “compassione” che implica Benevolenza, disponibilità verso chi non la pensa come noi.
    La compassione è quindi il fondamento dell’Armonia e dell’Amore, e non necessariamente condivisione di altri punti di vista.
    Talvolta però, punti di vista altrui possono illuminarci e farci crescere, ciò che vuol dire creare l’occasione per accedere a vibrazioni più elevate di vita esistenziale.

  2. luisa carrelli il said:

    Buongiorno e ben trovati…leggendo il post, mi viene in mente una risposta. ?…non bisogna far capire e va bene cosi….mi spiego,la rabbia che giustamente stai accettando e guardando in faccia e la spia ancora di un bisogno umano..quello di trovare comprensione e ascolto…e molto profonda..la risposta che mi sono data io, nelle stessa situazuone che devo affidarmi a dio, fare il mio percorso e tutto accade..

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